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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Energia, la svolta passa da bonus, reti e nucleare

La flessibilità concessa dall’Unione europea apre diverse possibilità: dagli interventi sugli edifici all’Energy release, fino alle infrastrutture e alla produzione pulita.

Tra le misure che potrebbero trovare spazio nella flessibilità di bilancio rientra anche l’estensione dell’Energy release. Il meccanismo, gestito dal Gse, consente alle imprese energivore di acquistare elettricità a un costo calmierato in cambio dell’impegno a realizzare nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili negli anni successivi.


Più sicurezza per industria ed energia

Questa misura si inserisce nel capitolo dedicato alla solidità del sistema produttivo e alla sua transizione verso la decarbonizzazione. La stessa area potrebbe comprendere sostegni alle tecnologie industriali capaci di ridurre le emissioni e interventi per diminuire il ricorso ai combustibili fossili.

Nel perimetro rientrerebbero anche il rafforzamento della protezione fisica e informatica delle infrastrutture energetiche e la maggiore sicurezza delle catene di approvvigionamento. L’obiettivo è sostenere insieme la trasformazione industriale e la tenuta delle reti essenziali.


Edifici, caldaie e ricarica

Un ruolo importante sarebbe riservato agli immobili, sia pubblici sia privati. Tra le ipotesi figurano incentivi per l’installazione di pompe di calore, la sostituzione degli impianti alimentati da combustibili fossili, l’efficientamento energetico e l’installazione di sistemi di accumulo domestico abbinati al fotovoltaico.

Nello stesso insieme di interventi rientrano le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. Gli strumenti già collegati a queste misure includono l’ecobonus portato al 65% per le pompe di calore e una possibile revisione del conto termico destinato agli edifici pubblici. Per il comparto privato, inoltre, sono allo studio correttivi dopo le criticità segnalate negli ultimi mesi, tra gli altri, da Assotermica, associazione di Anima Confindustria.


Fonti pulite, accumuli e nucleare

Un altro possibile impiego riguarda l’aumento della produzione di energia a basse emissioni. L’elenco comprende fonti rinnovabili come solare e geotermia, sistemi di accumulo elettrochimico, idrogeno, combustibili rinnovabili e accordi destinati a favorire la generazione meno inquinante.

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Bruxelles indica esplicitamente anche le centrali nucleari tra gli investimenti ammissibili. Per i progetti italiani, tuttavia, sarà necessario valutare i tempi di realizzazione, anche alla luce dell’approvazione parlamentare della legge delega.


Le reti al centro del piano

La flessibilità potrebbe finanziare inoltre il potenziamento delle reti elettriche e le infrastrutture necessarie al trasporto dell’idrogeno. Nella stessa categoria sono compresi i sistemi per rendere più elastica e sicura la gestione dell’energia.

Sul fronte della mobilità sostenibile, le linee indicate includono ferrovie, metropolitane, tram e punti pubblici di ricarica elettrica. Si tratta di interventi che collegano la modernizzazione dei trasporti alla riduzione delle emissioni.


Un perimetro ancora aperto

Le indicazioni europee non costituiscono un catalogo definitivo: l’Italia potrebbe proporre l’inserimento di ulteriori misure. Rappresentano però il riferimento operativo utilizzato in questa fase per definire come impiegare lo spazio di bilancio concesso sul fronte energetico.

Il quadro è quello tracciato dalla Commissione europea nelle linee guida pubblicate il 18 agosto e richiamato ora dal Documento programmatico di finanza pubblica. La definizione puntuale degli interventi resta ancora da completare, ma i principali ambiti di intervento sono già delineati.

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