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Attualità 1 min di lettura24 min fa

Energia, Jorgensen: inverno difficile per oltre 50 milioni

Il commissario europeo invita gli Stati a puntare su rinnovabili, efficienza ed elettrificazione per contenere i costi

Oltre 50 milioni di europei potrebbero non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione durante il prossimo inverno. Lo ha affermato il commissario europeo all’Energia e all’Edilizia abitativa Dan Jorgensen a margine del Consiglio Ue, riunito a Lussemburgo.

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Il peso dei prezzi energetici

Secondo Jorgensen, la situazione rischia di peggiorare rispetto agli anni ordinari, quando già quasi 50 milioni di cittadini dell’Unione non riescono a sostenere le spese necessarie per riscaldare casa. L’aumento dei costi dell’energia resta infatti una delle principali cause della difficoltà.

“L’inverno sarà difficile per molti cittadini europei; ne siamo ben consapevoli”, ha detto il commissario. Jorgensen ha aggiunto che il numero delle persone in difficoltà potrebbe crescere ulteriormente quest’anno e ha chiesto di adottare interventi capaci di ridurre l’impatto economico sulle famiglie.


Le indicazioni agli Stati membri

Il commissario ha rivolto ai governi nazionali l’invito ad accelerare il superamento dei combustibili fossili. Tra le misure indicate figurano un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e l’elettrificazione dei consumi.

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Jorgensen ha citato anche la sostituzione delle caldaie alimentate a gas o a olio combustibile con pompe di calore elettriche e il passaggio dai veicoli con motore a combustione a quelli elettrici. A suo giudizio, interventi di questo tipo possono produrre effetti già nel breve periodo.


La situazione rispetto al 2022

L’Unione europea, ha osservato il commissario, affronta la nuova fase con una preparazione maggiore rispetto alla crisi del 2022. I consumi di gas sono diminuiti del 18% e le fonti di approvvigionamento sono state diversificate.

Prima della crisi, il 45% del gas utilizzato dall’Europa arrivava dalla Russia. Per Jorgensen, quella dipendenza esponeva l’Unione a una vulnerabilità molto elevata; la riduzione dei consumi e il ricorso a fornitori diversi hanno invece rafforzato la capacità di risposta europea.

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