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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Energia e difesa, l’Italia usa 1,2% del Pil: la scelta di Meloni

Alla vigilia del Consiglio europeo, la premier indica le priorità italiane: sostegni contro il caro energia, aiuti all’Ucraina e contrasto all’immigrazione clandestina.

Per affrontare insieme emergenza energetica e sicurezza, l’Italia impiegherà l’1,2% del Pil previsto dalla clausola di salvaguardia nazionale. La quota sarà divisa equamente: lo 0,6% finanzierà gli interventi contro il caro energia, mentre un altro 0,6% andrà a difesa e sicurezza.

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La clausola finanzia famiglie e difesa

La scelta consente di destinare circa 14 miliardi di euro a famiglie vulnerabili e imprese ad alto consumo energetico. Roma, però, non utilizzerà l’intero spazio dell’1,5% autorizzato da Bruxelles per gli interventi legati alla clausola.

Giorgia Meloni ha collegato direttamente la questione energetica a quella della sicurezza: «Sicurezza ed energia sono due facce della stessa medaglia». La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha ottenuto la possibilità di ricorrere a questo strumento non soltanto per le spese militari, ma anche per attenuare gli effetti della crisi dei prezzi.


L’Europa non aggravi i costi

Secondo la premier, l’Unione europea dovrebbe evitare nuove regole o imposte capaci di appesantire la situazione di aziende e cittadini già colpiti dal rincaro dell’energia. Nel mirino finiscono anche gli adempimenti collegati agli Ets, considerati incompatibili con una fase in cui la concorrenza globale diventa più intensa.

Meloni ha sostenuto che ogni costo aggiuntivo imposto alle imprese europee rischia di favorire i concorrenti stranieri. Da qui la richiesta di correggere rapidamente le norme nate in un contesto diverso, senza rinunciare alla risposta internazionale ma concentrandosi anche sulle misure che l’Europa può adottare direttamente.

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Il nodo del carburante e di Mosca

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha espresso riserve sull’intesa annunciata da Donald Trump con la Russia di Vladimir Putin per contenere il prezzo del gasolio. A suo giudizio, l’effetto sui mercati resta incerto, mentre le conseguenze politiche potrebbero essere rilevanti.

Meloni ha osservato che l’aumento dei carburanti è legato soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto in Ucraina. Per questo, ha definito l’accordo «una scelta molto rischiosa», spiegando che potrebbe offrire nuove risorse a Mosca, attenuare l’efficacia delle sanzioni e indebolire la pressione occidentale per riportare Putin al negoziato.


Il programma italiano al vertice Ue

La linea sull’Ucraina resta quindi centrale: per la premier sostenere Kyiv significa proteggere anche la libertà dei Paesi europei. Tra i temi indicati figurano inoltre il confronto sul prossimo bilancio dell’Unione e la richiesta di rendere più graduale la restituzione delle risorse del Next Generation EU.

Meloni ha illustrato queste posizioni al Senato in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Tra le priorità del governo rientrano infine il contrasto all’immigrazione clandestina, con il rifiuto di trasformare automaticamente gli ingressi irregolari in percorsi di regolarizzazione.

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