El Niño 2027, l’Osa chiede piani contro gli estremi
L’organizzazione sollecita accordi regionali su acqua ed energia per limitare siccità, alluvioni e rischi sanitari
L’Organizzazione degli Stati Americani ha invitato i governi dell’area a prepararsi agli effetti di El Niño previsti nel 2027.
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Accordi su acqua ed energia
La gestione coordinata delle risorse sarà necessaria soprattutto per i bacini condivisi e le reti elettriche transfrontaliere. Tra le infrastrutture citate figurano il bacino del Río de la Plata e il Sistema di interconnessione elettrica dell’America Centrale, noto come Siepac.
La cooperazione regionale è indicata come uno degli strumenti per ridurre le conseguenze sulle forniture idriche ed energetiche. Le ricadute potrebbero coinvolgere anche la disponibilità di alimenti e la salute pubblica.
Cibo, dengue e incendi
Nel cosiddetto Corridoio secco dell’America Centrale, la scarsità di piogge potrebbe esporre a problemi alimentari una popolazione compresa tra 500.000 e 750.000 persone. Il calo delle precipitazioni è infatti associato a periodi di siccità più severi.
Temperature elevate e conservazione dell’acqua in contenitori non adeguatamente protetti, durante eventuali razionamenti, potrebbero favorire la diffusione della zanzara Aedes aegypti, responsabile della trasmissione della dengue. Le condizioni di caldo e aridità potrebbero inoltre accrescere la probabilità di incendi.
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Le aree più esposte
Le indicazioni sono contenute in un rapporto preparato dal Dipartimento per lo sviluppo sostenibile dell’Osa insieme all’Organizzazione meteorologica mondiale e al Centro internazionale per la ricerca sul fenomeno El Niño. Il documento raccoglie dati delle principali istituzioni internazionali specializzate nelle analisi climatiche.
Secondo la valutazione, El Niño potrebbe presentarsi con un’intensità molto elevata nel 2027. Gli effetti attesi comprendono una diminuzione delle piogge fino all’80% in alcune zone e, in altre, precipitazioni eccezionali con allagamenti e frane.
Siccità e piogge intense
Tra i territori indicati come maggiormente esposti alla siccità ci sono il Corridoio secco dell’America Centrale, le isole caraibiche, le aree andine e caraibiche di Colombia e Venezuela e il bacino amazzonico. In queste regioni il rapporto prevede una marcata riduzione delle precipitazioni.
Piogge più abbondanti sono invece attese lungo la costa dell’Ecuador, nel nord del Perù, nel Cile centro-meridionale e nel bacino del Río de la Plata. Quest’ultima area comprende porzioni di Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay, dove l’aumento delle precipitazioni potrebbe provocare inondazioni e smottamenti.
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