Edufin Index, solo 4 italiani su 10 sono sufficienti
L’indice 2026 resta a 56 punti: investitori promossi, giovani e donne ancora sotto la media nazionale
Solo il 39% degli italiani raggiunge almeno la sufficienza nell’educazione finanziaria e assicurativa. Lo rileva l’edizione 2026 dell’Edufin Index, che ha assegnato al Paese 56 punti su 100, due in meno rispetto alla soglia fissata a 60.
Marco Oddone, amministratore delegato di Alleanza Assicurazioni, ha evidenziato che una maggiore partecipazione alle decisioni economiche e l’esperienza sono associate a competenze più solide. L’obiettivo indicato è rendere la formazione finanziaria più concreta, portandola nelle scuole, nei territori e nella vita quotidiana: dal 2020 sono stati coinvolti 550mila cittadini in oltre 10mila eventi.
Per Giancarlo Fancel, Country Manager e amministratore delegato di Generali Italia, l’educazione finanziaria contribuisce al benessere, alla resilienza e alla capacità di pianificare. Fancel ha richiamato anche il lavoro con le istituzioni per favorire scelte più consapevoli, protezione del patrimonio e maggiore sicurezza economica.
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I dati dell’indagine nazionale
La ricerca è stata illustrata il 29 ottobre a Roma dalla Fondazione Alleanza, dedicata alla memoria di Mario Gasbarri, con la collaborazione scientifica di SDA Bocconi School of Management. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti e il presidente della Commissione Finanze della Camera Paolo Osnato.
La fascia intermedia comprende il 51% della popolazione, con valori compresi tra 41 e 59 punti. Un ulteriore 10% non supera quota 40, soglia indicata dalla ricerca per l’analfabetismo finanziario. Rispetto al 2025 il quadro generale cambia poco e continua a mostrare una distanza tra ciò che le persone sanno e il modo in cui gestiscono concretamente il denaro.
Investitori sopra la soglia
L’edizione di quest’anno separa per la prima volta chi ha risparmiato e investito in strumenti finanziari negli ultimi 24 mesi da chi non lo ha fatto. Gli investitori rappresentano il 73% degli italiani e ottengono in media 60 punti, mentre il restante 27% si ferma a 46.
La differenza riguarda sia le conoscenze sia le abitudini. Chi investe mostra livelli più elevati di consapevolezza e comportamenti finanziari più strutturati, confermando il peso dell’esperienza nelle decisioni legate al risparmio, agli investimenti e alle assicurazioni.
Le differenze per età e genere
Tra gli uomini il punteggio medio raggiunge 58 punti, contro i 54 delle donne. Il divario di genere scende così a 4 punti, rispetto ai 5 registrati nel 2025.
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La distanza generazionale è invece di 5 punti: l’indice arriva a 57 tra i 45-64enni e si ferma a 52 nella fascia tra 18 e 24 anni. Tra gli investitori il divario tra adulti e giovani sale a 7 punti, dato che segnala il ruolo dell’esperienza accumulata nelle scelte economiche e assicurative.
Famiglia e educazione dei giovani
L’indicatore sulla socializzazione finanziaria dei giovani è salito a 66 punti su 100, sei in più rispetto al 2024. Il parametro misura il modo in cui, soprattutto in famiglia, si formano conoscenze, atteggiamenti e comportamenti legati alla gestione del denaro.
Il 91% dei genitori dice di affrontare questi temi con i figli. Le conversazioni riguardano soprattutto il denaro destinato agli acquisti desiderati, citato dal 59%, e le decisioni di spesa, indicate dal 46%. Seguono il risparmio, al 37%, il bilancio familiare, al 36%, le notizie economiche e finanziarie, al 21%, quindi investimenti e assicurazioni, entrambi al 20%.
La paghetta rappresenta un’altra occasione di apprendimento, ma con una differenza tra i sessi: la riceve con regolarità il 33% dei ragazzi e il 26% delle ragazze. Secondo la ricerca, il confronto dovrebbe estendersi dai consumi immediati alla pianificazione e alla protezione per il futuro.
Il rapporto con il benessere
Per la prima volta l’indagine ha esaminato il legame tra alfabetizzazione finanziaria e benessere. Il punteggio generale degli italiani è di 59 su 100, appena sotto la soglia di sufficienza.
Più basso è il valore relativo al benessere psicofinanziario, fermo a 51 punti. L’indicatore considera il senso di sicurezza nella gestione del denaro e la capacità percepita di affrontare le proprie esigenze economiche. A pesare maggiormente è la scarsa serenità rispetto al futuro.
I risultati indicano infine che le conoscenze producono effetti positivi sul benessere quando diventano azioni: pianificare, scegliere strumenti adeguati, proteggere le risorse e gestire con maggiore consapevolezza le finanze personali.
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