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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Educazione sessuale, il 71% dei giovani la chiede a scuola

Indagine su mille persone tra 16 e 25 anni: internet prevale, solo il 18% chiede aiuto ai medici.

Il 71% dei giovani italiani chiede che la scuola introduca percorsi di educazione sessuale e affettiva. Il dato emerge da un’indagine Ipsos realizzata per Medici del Mondo su mille persone tra 16 e 25 anni, selezionate in modo rappresentativo per genere, età e area geografica.

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Informazioni cercate online

Sei intervistati su dieci hanno già avuto rapporti sessuali. Secondo Barbara Toci, ricercatrice di Ipsos Doxa, molti di loro esprimono timori per le infezioni sessualmente trasmissibili senza conoscere abbastanza le modalità di contagio, le diverse patologie e gli strumenti di prevenzione. «Tre giovani su quattro si dichiarano preoccupati per le infezioni sessualmente trasmissibili, ma non sono abbastanza informati su quali sono le malattie, come si trasmettono e come proteggersi», ha spiegato durante la presentazione dello studio al palazzo della Regione Lombardia.

Internet e intelligenza artificiale sono i canali utilizzati più spesso per ottenere risposte. Soltanto il 18% degli intervistati si è rivolto a un medico, mentre il 14% ha consultato un consultorio. Un giovane su tre ha indicato la pornografia come unica fonte di informazioni, pur riconoscendo che mostra una versione deformata della realtà.


Scuola e prevenzione

Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, ha collegato l’educazione sulle relazioni e sulla sessualità alla tutela della salute personale e collettiva. Ha ricordato che in Italia la gonorrea è quadruplicata tra il 2010 e il 2024, con un ulteriore incremento del 12% rispetto al 2023.

Le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità prevedono l’insegnamento obbligatorio di questi temi già dai 5 anni, con l’obiettivo di ridurre infezioni, violenza di genere e gravidanze indesiderate. Nell’Unione europea hanno adottato questo orientamento 19 Paesi. In Italia, invece, il disegno di legge Valditara ha escluso i percorsi sessuo-affettivi fino alla scuola secondaria di primo grado.


Le richieste di ragazzi e famiglie

Marta Galli, educatrice e consulente di Italy Needs Sex Education, ha riferito che oggi operatori e insegnanti non possono più entrare nelle scuole per affrontare questi argomenti. Ragazzi e genitori, ha aggiunto, continuano però a chiedere supporto su emozioni, relazioni e rispetto. Nella sua esperienza, alcuni bambini delle elementari avevano già visto contenuti pornografici o chiedevano se l’aspetto dei propri genitali fosse normale.

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Alle superiori, ha raccontato Galli, diverse ragazze ricorrono alla pillola del giorno dopo come metodo contraccettivo, senza conoscerne i possibili effetti. «Se adesso i bambini ci fanno delle domande su queste tematiche noi dobbiamo rispondere “chiedi ai tuoi genitori”, perché dal punto di vista legale non possiamo occuparcene noi, anche se siamo dei professionisti», ha affermato.


Preservativi e referendum

Dalla ricerca emerge inoltre che soltanto il 36% dei partecipanti utilizza sempre una protezione durante i rapporti. Per uno su dieci, il mancato uso del preservativo dipende dal costo. Visconti ha quindi sostenuto che ai giovani non si può chiedere di agire responsabilmente senza garantire loro conoscenze e strumenti adeguati.

Il referendum “Sì educazione affettiva nelle scuole” ha raccolto 600mila firme. Andrea Grassi, esponente del comitato promotore, ha riferito che molti minorenni avrebbero voluto sottoscriverlo e ha invitato a mantenere alta l’attenzione, anche per il rischio che un eventuale anticipo delle elezioni ne ritardi il percorso.

Luca Paladini e Paola Bocci, consiglieri di opposizione in Regione Lombardia, hanno richiamato il ruolo delle istituzioni nella prevenzione delle malattie sessuali e nella tutela dei diritti. Paladini ha citato il caso di alcuni diciottenni arrivati al centro milanese per le malattie sessualmente trasmissibili con una terza diagnosi di sifilide, situazione che può favorire anche la resistenza ai farmaci.

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