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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Economia sociale, la forza silenziosa che vale 1,8 milioni di posti

A Firenze il Festival Nazionale di Economia Civile ha riunito istituzioni e rappresentanti del mondo cooperativo tra sostenibilità, sanità e sviluppo dei territori.

Oltre 428.000 organizzazioni, più di 1,8 milioni di lavoratori e 4,6 milioni di volontari: sono i numeri con cui il governo descrive il peso dell’economia sociale in Italia. Il dato è emerso a Firenze durante la seconda giornata dell’ottava edizione del Festival Nazionale di Economia Civile, dedicata al rapporto tra crescita, benessere e comunità.

L’appuntamento, ospitato a Palazzo Vecchio, ha messo a confronto amministratori, esponenti delle istituzioni, mondo cooperativo e rappresentanti della sanità. Al centro dei diversi interventi è comparsa una stessa domanda: come trasformare l’economia in uno strumento capace di ridurre le disuguaglianze e rafforzare i territori più fragili?


La crescita non è una partita a somma

Ad aprire i lavori sono stati la sindaca di Firenze Sara Funaro e Leonardo Becchetti, direttore del Festival. Sullo sfondo della Sala dei Cinquecento, con gli affreschi di Giorgio Vasari, è stato presentato il tema dell’edizione: “EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”.

Becchetti ha invitato a superare l’idea secondo cui il vantaggio di una persona debba coincidere con la perdita di un’altra. “La realtà è quella della vita come gioco a somma positiva”, ha spiegato, collegando questo modello alla cooperazione, alla capacità di costruire relazioni e al passaggio da una misurazione concentrata sul Pil a una maggiore attenzione alla felicità.

Nel suo intervento, Funaro ha sostenuto che gli amministratori dovrebbero privilegiare politiche calibrate sulle necessità concrete dei cittadini, senza inseguire soltanto il consenso. La sindaca ha inoltre annunciato il lavoro preparatorio per un’iniziativa che dovrebbe coinvolgere 100 sindaci italiani e del Mediterraneo sui temi della sostenibilità ambientale.


Aree interne, l’Europa prepara una strategia

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, Raffaele Fitto, ha riportato il confronto sulla situazione delle aree interne e rurali. Secondo Fitto, il rafforzamento dei territori deve diventare una componente centrale delle politiche europee, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla possibilità di restare nei luoghi d’origine.

La Commissione europea, ha anticipato, presenterà a gennaio una strategia per le aree interne. Il documento dovrebbe orientare le scelte legate al nuovo piano nazionale e regionale di partenariato e al prossimo bilancio, offrendo un quadro di riferimento per gli interventi destinati ai territori più periferici.

Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse-BCC, ha indicato nella collaborazione locale e nel sistema cooperativo due elementi decisivi per produrre valore, ricchezza e risparmio. A suo giudizio, l’economia sociale deve tradursi in risultati concreti per l’economia reale, soprattutto in una fase caratterizzata da forti difficoltà.


Sanità, il nodo è garantire l’accesso

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha collegato il tema dell’economia civile alla tenuta del servizio sanitario nazionale. Il sistema, ha ricordato, si fonda su universalità, uguaglianza ed equità, ma questi principi devono diventare la possibilità effettiva di ricevere cure adeguate, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.

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Tra le criticità indicate figurano l’invecchiamento della popolazione, la non autosufficienza, la mancanza di alcune professionalità, le differenze tra territori e la necessità di assicurare prestazioni tempestive. Schillaci ha sottolineato che, oltre alle risorse, servono programmazione e un impiego più efficace dei fondi disponibili.

Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità, ha chiesto di spostare il baricentro verso la prevenzione e di ridurre il ricorso agli ospedali quando non indispensabile. Ha inoltre evidenziato il ruolo degli infermieri e delle altre figure sanitarie, mentre Marco Marcocci, vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al welfare, ha proposto una rete più coordinata tra i soggetti attivi nei diversi ambiti dell’assistenza.


Cooperative e volontariato al centro

Nel confronto sull’economia sociale è intervenuta anche Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le associazioni, le cooperative e le realtà impegnate nello sport e nella cultura, ha osservato, contribuiscono alla costruzione del bene comune pur operando spesso lontano dai riflettori.

Albano ha richiamato i temi della dignità della persona, della pace e della cura della collettività, indicando come strumenti la valutazione dell’impatto economico e sociale, la progettazione responsabile e la condivisione dei percorsi.

Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha invece sostenuto che le cooperative debbano continuare a mettere le persone prima del capitale e a destinare le riserve indivisibili alle generazioni future. Il loro contributo, ha aggiunto, può riguardare agricoltura, credito, lavoro e welfare, con una particolare attenzione alle zone marginali che faticano a seguire i ritmi dello sviluppo.

Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha definito i dati sul settore la dimostrazione che non si tratta di un comparto secondario. L’obiettivo del governo, ha detto, è rendere l’economia sociale una componente stabile del modello di sviluppo nazionale.

La serata precedente del Festival si era conclusa con l’interpretazione di Lella Costa nello spettacolo “Madri della Repubblica”, curato dalla Fondazione MUS.E e dedicato agli 80 anni dell’Assemblea Costituente. Il lavoro prendeva spunto anche dal volume “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica”, dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin.

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