Ebola in Kenya, scatta l’allerta dopo la prima vittima: 51 contatti da verificare
Il contagio sarebbe avvenuto nella Repubblica democratica del Congo, poi il rientro a Nairobi e il ricovero immediato in isolamento
Il Kenya affronta il suo primo caso confermato di Ebola, concluso con la morte del paziente il 5 ottobre in un ospedale di Nairobi. Le autorità sanitarie hanno già individuato 28 persone entrate in contatto con l’uomo e stanno cercando di rintracciarne altre 23.
Il viaggio prima del ricovero
Secondo quanto riferito dal ministro della Sanità Aden Duale, il paziente aveva contratto il virus nella Repubblica democratica del Congo circa un mese prima del decesso. Da lì aveva raggiunto via terra Kampala, capitale dell’Uganda, prima di tornare in Kenya il 3 ottobre.
Dall’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, un parente lo aveva accompagnato direttamente in ospedale. Il trasferimento era avvenuto senza passaggi intermedi e la struttura lo aveva collocato subito nell’area riservata all’isolamento, ha spiegato il ministro durante un incontro con i giornalisti.
Tracciamento ancora in corso
La rete dei contatti comprende familiari, passeggeri dello stesso volo e operatori sanitari. Il ministero della Sanità ha comunicato di averne già registrati 28, mentre le squadre incaricate del monitoraggio proseguono la ricerca di altri 23 possibili esposti.
L’identificazione del primo caso sul territorio keniota ha riacceso l’attenzione sul rischio di diffusione dell’infezione oltre i confini congolesi. Le autorità stanno concentrando gli sforzi sulla ricostruzione degli spostamenti e sulla sorveglianza delle persone che potrebbero essere state esposte.
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Un’epidemia senza vaccino specifico
Il focolaio è stato localizzato nella provincia congolese dell’Ituri. L’epidemia, dichiarata quasi cinque mesi prima, aveva raggiunto oltre 8mila casi e provocato circa 4mila vittime secondo i dati riportati nel testo di riferimento.
A causarla è la variante Bundibugyo, considerata più rara e particolarmente complessa da gestire perché, per questa forma del virus, non sono disponibili vaccini né trattamenti specifici. Il caso in Kenya arriva inoltre dopo un precedente accordo tra il governo di William Ruto e gli Stati Uniti per allestire nel Paese un centro di isolamento destinato ai cittadini statunitensi.
Quel progetto era stato però bloccato a giugno dall’Alta corte keniota, in seguito alle proteste della comunità locale, preoccupata per il possibile aumento dei rischi di diffusione dell’Ebola.
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