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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Dugin, Bannon e Vannacci: il progetto sovranista passa dalla Versilia

Nella casa di Massimiliano Simoni si è discusso di Futuro nazionale, rapporti con l’area russa e conservatori statunitensi, oltre che delle tensioni interne al partito.

La Versilia è stata il luogo di un incontro riservato dedicato al futuro politico di Futuro nazionale e ai possibili collegamenti con ambienti della destra radicale internazionale. Roberto Vannacci, accompagnato dalla moglie Camelia Mihailescu, sarebbe passato soltanto per un saluto: a guidare la riunione è stato Massimiliano Simoni, numero due del partito.


Dalla Versilia una rete internazionale

Al centro del confronto ci sarebbero stati due obiettivi: rafforzare il profilo sovranista di Futuro nazionale e costruire relazioni con esponenti legati al mondo eurasiatico e al conservatorismo statunitense. L’orizzonte politico indicato dai partecipanti sarebbe quello di un’alternativa a Giorgia Meloni, ritenuta troppo vicina alle posizioni europeiste e, di conseguenza, favorevole all’Ucraina.

Tra gli invitati figurava Giovanni Trombetta, con un passato nella finanza internazionale e rapporti con gli ambienti patriottici statunitensi. Lo scorso febbraio, all’Hotel Gallia di Milano, aveva incontrato rappresentanti nazionalisti arrivati al seguito del vicepresidente americano JD Vance. Era presente anche Lali Panchulidze, contessa georgiana, vicepresidente di Aristocrazia europea e presidente dell’Associazione culturale internazionale cristiana ecumenica Italia Georgia Eurasia; secondo quanto ricostruito, starebbe ancora valutando l’operato di Vannacci.

Alla riunione hanno partecipato inoltre Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra lombarda vicino al filosofo russo Aleksandr Dugin, e l’avvocato Renato Maturo, già collaboratore di Ignazio La Russa e referente di un comitato milanese. A distanza è intervenuto Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, alla guida del circolo Amici della Russia imperiale Terza Roma, che dichiara di avere contatti con la Duma e con Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin.


Il piano tra Mosca e Washington

Il progetto discusso prevederebbe un dialogo con la comunità ortodossa presente in Italia. Il primo interlocutore individuato sarebbe l’Unione delle Comunità Cristiane Ortodosse, Copte e Orientali in Italia, della quale Panchulidze è portavoce.

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L’altra direttrice riguarda invece i rapporti con gli ultranazionalisti russi e con l’area patriottica statunitense. Per Dugin si starebbe valutando un primo incontro a distanza, mentre sul versante americano il nome indicato è quello di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e figura di riferimento dell’estrema destra negli Stati Uniti. Pur provenendo da contesti diversi, i due ambienti condividerebbero una parte rilevante della propria visione politica e dei propri obiettivi.

Per dare una forma stabile a questa rete, Futuro nazionale starebbe pensando alla creazione di un centro studi ufficiale, assimilabile a un comitato culturale. Tra i possibili promotori viene indicato Onelio Onofrio Francioso. Il modello politico osservato è quello di AfD in Germania, formazione che già collabora con Vannacci nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane al Parlamento europeo.


Le tensioni dentro il partito

La riunione non avrebbe riguardato soltanto le alleanze internazionali. Una parte del confronto è stata dedicata ai problemi organizzativi di Futuro nazionale in Lombardia, a Milano e in altre aree del Paese.

A pesare sarebbero soprattutto le nomine dei dirigenti regionali e provinciali, che hanno provocato malumori tra diversi iscritti. Il passaggio di Vannacci nella casa di Simoni, quindi, sarebbe rimasto limitato a un breve saluto, mentre la discussione politica e organizzativa è stata affidata al numero due del partito.

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