Due Gps e uno schianto a 140 km/h: cosa cercano gli inquirenti
I dispositivi trovati nell’auto di Pierina Buffon e nell’abitazione dell’ex compagno possono chiarire se la donna fosse controllata prima dell’impatto mortale.
Due localizzatori, uno recuperato tra i rottami della Dacia di Pierina Buffon e l’altro trovato durante una perquisizione nella casa dell’ex compagno Fulvio Ielmini. Gli investigatori stanno verificando se i dispositivi fossero collegati e se potessero consentire all’uomo di conoscere in tempo reale gli spostamenti della donna, morta venerdì mattina nello scontro frontale avvenuto sulla tangenzialina di Cassano Magnago, nel Varesotto.
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I localizzatori aprono un nuovo fronte
Il ritrovamento dell’apparecchio nell’auto della vittima non è un elemento isolato. Pietro, uno dei sei figli di Buffon, aveva già riferito che ad agosto era comparso un altro Gps sulla vettura della madre. Ora l’analisi tecnica dei due dispositivi dovrà stabilire se esista un legame tra loro e quale tipo di controllo fosse eventualmente possibile.
Agli atti dell’inchiesta figura anche il racconto di Denis Ruocco, che ha parlato di presunti comportamenti persecutori ai danni della madre. Il quadro viene esaminato insieme alle testimonianze familiari per capire se Ielmini potesse sapere in anticipo dove si trovasse l’ex compagna e se tale informazione abbia avuto un ruolo nella dinamica dello schianto.
Lo schianto al centro dell’accusa
Secondo la ricostruzione della Procura guidata da Carlo Nocerino, la Jaguar condotta da Ielmini avrebbe oltrepassato la linea di mezzeria viaggiando a 140 chilometri orari. Il contachilometri della vettura si sarebbe arrestato proprio su quella velocità, mentre l’impatto con la Dacia di Buffon non ha lasciato scampo alla donna.
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Per gli inquirenti non si tratterebbe di una semplice perdita di controllo, ma di una condotta intenzionale. Il pubblico ministero Massimo De Filippo ha contestato a Ielmini il femminicidio e l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, accuse che possono comportare la pena dell’ergastolo. L’ipotesi investigativa è che l’uomo non abbia accettato la conclusione della relazione.
Le tutele cercate prima della morte
Prima della tragedia, Buffon aveva già adottato iniziative per proteggersi. Assistita dall’avvocata Cinzia Botta, aveva inviato due diffide e presentato una denuncia per minacce: documenti che ora vengono valutati per ricostruire la situazione precedente all’incidente.
Ielmini, 73 anni, ex commerciante di frutta e verdura, è ricoverato sotto sorveglianza a causa di una frattura alla gamba e deve sottoporsi a un intervento chirurgico. Il suo difensore, l’avvocato Angelo Luini, ha annunciato la richiesta di una perizia sulle condizioni psichiche dell’assistito al momento dei fatti. Gli accertamenti sui Gps, insieme agli altri elementi raccolti, dovranno chiarire se vi fosse un controllo sistematico degli spostamenti di Buffon e quale peso abbia avuto nella ricostruzione della morte.
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