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Attualità 3 min di lettura15 ott

Draghi avverte: l’Europa insegue sull’IA, ma la Bce non cede sull’inflazione

L’ex presidente della Bce vede margini ridotti per interventi sui mercati, mette in guardia sul debito Usa e considera la Francia ancora lontana da una crisi europea.

Il ritardo dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina nell’elaborazione dei modelli più avanzati di intelligenza artificiale non equivale, secondo Mario Draghi, a una sconfitta su ogni terreno. L’ex presidente della Banca centrale europea ritiene infatti che il continente possa ancora valorizzare la propria industria automatizzata, che due anni fa rappresentava il 20% del mercato mondiale dell’automazione industriale.

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L’IA può diventare il vantaggio europeo

Draghi ha spiegato che la partita decisiva non riguarda soltanto la creazione dei modelli, ma anche la loro applicazione concreta nella manifattura, nella cybersicurezza, nella sanità e negli altri comparti della società. Proprio nella fase di diffusione delle nuove tecnologie, a suo giudizio, l’Europa conserva competenze che possono ridurre la distanza dai concorrenti.

Il rapporto sulla competitività presentato due anni fa ai leader europei aveva dedicato all’intelligenza artificiale uno spazio limitato. Gli sviluppi successivi, ha osservato Draghi, hanno però reso quelle indicazioni ancora più attuali: oggi l’IA è probabilmente il tema centrale di qualsiasi politica industriale.


Debito Usa legato alla produttività

Nel corso dell’intervista a Bloomberg, realizzata al Forum della Nuova Economia di Nuova Delhi, Draghi ha collegato la sostenibilità dei conti pubblici statunitensi alla capacità dell’intelligenza artificiale di far crescere la produttività. Il debito degli Stati Uniti, destinato a superare il 106% del prodotto interno lordo entro il 2030, potrebbe restare gestibile soltanto se quella spinta proseguirà.

L’ex numero uno di Francoforte ha però evidenziato un problema: l’emissione di nuovo debito non dovrebbe continuare ad aumentare, mentre nell’ultimo anno è cresciuta in modo consistente. Il richiamo è arrivato in una fase segnata dalla vendita generalizzata dei titoli legati ai semiconduttori e da dati sull’inflazione americana oltre il 3%.


La Bce resta ancorata ai prezzi

Per Draghi, l’istituzione monetaria europea deve continuare a concentrarsi innanzitutto sull’inflazione. «La priorità numero uno della Banca centrale europea è la stabilità dei prezzi», ha affermato, indicando nel controllo dell’aumento dei prezzi il vincolo principale per qualsiasi possibile intervento.

L’ex presidente ha distinto la situazione odierna dalla crisi del debito sovrano esplosa nell’area euro dal 2010. Allora la moneta unica non disponeva di strumenti adeguati né di intese sufficienti tra gli Stati per contenere la speculazione nata dalla fragilità dei conti di un Paese membro; nel 2012 arrivò così il celebre impegno a fare “tutto il necessario”.

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Nessun contagio nell’Eurozona

Oggi, secondo Draghi, non si osservano le condizioni che potrebbero giustificare un’azione straordinaria. I dati sui prestiti e sul credito bancario risultano complessivamente solidi nell’area euro, mentre non emergono segnali di contagio tra i mercati o di un blocco nel meccanismo attraverso cui la politica monetaria raggiunge imprese e famiglie.

La soglia per un intervento della Bce resta quindi elevata. Draghi ha inoltre indicato nei costi dell’energia una delle principali fragilità dell’economia europea: gli Stati Uniti sono esportatori netti, mentre l’Europa sostiene una bolletta d’importazione molto pesante, elemento che rende Washington più attrezzata ad affrontare l’attuale trasformazione tecnologica.


Francia, pressione sui conti pubblici

Tra i dossier più delicati figura quello francese. Draghi ha attribuito le difficoltà di Parigi a una gestione fiscale troppo espansiva, aggravata dall’aumento dei tassi d’interesse internazionali. Il disavanzo francese supera il 5% del prodotto interno lordo e, a suo avviso, la strada da seguire consiste nella definizione di un programma pluriennale di rientro da discutere in Parlamento nei prossimi giorni.

L’ex premier italiano ha tuttavia escluso che la situazione francese coincida già con una crisi dell’intera Unione europea. Il possibile ricorso a un sostegno della Bce è entrato nel dibattito politico nazionale e proprio questo, ha spiegato, rende più complesso ogni intervento: Francoforte non vuole apparire coinvolta nello scontro interno di un singolo Paese.

L’avvio di una procedura per deficit eccessivo contro la Francia non impedirebbe automaticamente alla banca centrale di utilizzare i propri strumenti. In quel contesto, però, le condizioni necessarie sarebbero più severe, anche perché al momento non si riscontrano le tensioni generalizzate che caratterizzarono la crisi dell’euro.

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