Meteo su Roma.

Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico: accesso ai talenti

Casa, trasporti e borse di studio sono decisivi per abbattere gli ostacoli economici all’ingresso nelle grandi università

Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, chiede di unire diritto allo studio, politiche urbane e ricerca per sostenere la crescita del Paese. In un’Italia destinata ad avere meno giovani, lasciare inutilizzate competenze e capacità sarebbe un costo per l’intero sistema.

Offerta del giorno4 novembre

Douglas

-30% su ordini da 129€ da Douglas

Scade tra 7 giorni
********


Le barriere all’università

Secondo Sciuto, il primo problema riguarda l’accesso alla formazione superiore. Nel 2024 soltanto il 31,6% degli italiani tra 25 e 34 anni aveva un’istruzione terziaria, contro il 44,1% registrato nell’Unione europea.

L’aumento delle iscrizioni, però, non basta se una parte degli studenti è costretta a rinunciare per motivi economici, familiari o legati al luogo di residenza. Borse di studio, esenzioni e servizi restano strumenti essenziali, ma nelle città più costose anche l’alloggio deve essere considerato parte delle condizioni necessarie per studiare.

A Milano, osserva la rettrice, il prezzo delle abitazioni può trasformarsi in un ostacolo selettivo meno visibile, ma altrettanto concreto. Il Politecnico sostiene le residenze universitarie e offre aiuti agli studenti, tuttavia la disponibilità di case, trasporti e servizi richiede un intervento coordinato tra atenei, amministrazioni pubbliche e soggetti privati.


Attrarre e trattenere competenze

La qualità di un’università non dovrebbe essere valutata soltanto dalla sua capacità di selezionare gli studenti migliori. Per Sciuto conta anche ridurre l’influenza delle condizioni di partenza, sostenere chi proviene da famiglie senza esperienza universitaria e individuare presto il rischio di abbandono.

La mobilità internazionale dei giovani, secondo la rettrice, va incoraggiata. Partire per studiare o fare ricerca consente di acquisire competenze e relazioni; il problema nasce quando l’Italia non riesce a offrire condizioni altrettanto convincenti per il rientro o per l’arrivo di persone formate all’estero.

Al Politecnico di Milano, su circa 49mila studenti, quasi 10mila provengono da altri Paesi. Inoltre, circa il 60% dei laureati internazionali dell’ateneo rimane a lavorare in Italia un anno dopo il conseguimento del titolo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Per conservare queste competenze servono opportunità professionali, carriere solide, retribuzioni adeguate, servizi efficienti e procedure amministrative meno complesse. L’università può favorire l’ingresso dei talenti, ma la loro permanenza dipende dalle condizioni offerte dal Paese.


Ricerca e imprese

Il terzo nodo è il rapporto tra ricerca e sistema produttivo. L’Italia continua a destinare alla ricerca una quota inferiore alla media europea, anche se il PNRR ha finanziato nuovi dottorati, ricercatori, centri nazionali e collaborazioni tra atenei e imprese.

La fase successiva dovrà evitare la dispersione di queste risorse. Per Sciuto, il trasferimento tecnologico non può essere ridotto al numero di brevetti depositati: l’innovazione nasce da rapporti continuativi, dalla possibilità per dottorandi e ricercatori di lavorare tra laboratorio e azienda e dall’incontro tra scoperte, capitali e capacità imprenditoriali.

Il Politecnico dispone di numerose collaborazioni industriali e di laboratori congiunti. Il risultato da valutare, però, è la trasformazione della conoscenza in nuove tecnologie, imprese, investimenti e occupazione qualificata.

Serve anche una maggiore domanda di innovazione da parte delle aziende e una più forte capacità di attirare imprese innovative internazionali. Un collegamento più frequente tra ricercatori e imprese permetterebbe di portare nel mondo produttivo metodo scientifico, competenze e nuove soluzioni.

Le tre questioni, nella lettura di Sciuto, fanno parte dello stesso obiettivo: rendere l’università accessibile a chi ha talento ma meno risorse, competere per le competenze internazionali e creare un’economia capace di utilizzarle. Dopo il PNRR, formazione e ricerca avranno bisogno di continuità, obiettivi definiti e risultati verificabili.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere