7.000Lettori online ora
Attualità 5 min di lettura57 min fa

Doge, il conto raddoppia: 1,6 milioni a settimana senza trasmissioni

La strategia dei tagli voluta da Trump ha prodotto ricorsi, riassunzioni e nuovi esborsi, mentre diverse agenzie federali cercano di ripartire

«Il Doge ha scambiato l'efficienza per la semplice cancellazione». Gordon Adams, docente all'American University ed ex responsabile del bilancio per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Bill Clinton, riassume così il fallimento della strategia adottata dall'amministrazione Trump. Secondo l'esperto, chiudere enti creati dal Congresso senza coordinarsi con magistratura e legislatori non riduce necessariamente i costi: può invece sommare penali, spese legali, stipendi e successive ricostruzioni.

Adams sostiene che il conto venga pagato due volte: prima per interrompere i programmi e gestire i contenziosi, poi per riattivare uffici, personale e competenze quando i tribunali o la realtà amministrativa impongono di tornare indietro. La sua conclusione è netta: «L'efficienza ostentata si converte in un debito passivo che il contribuente pagherà con gli interessi al momento del fisiologico ripristino delle attività».


Il risparmio promesso non arriva

Il Department of Government Efficiency non ha centrato l'obiettivo iniziale di ridurre la spesa federale di 2 trilioni di dollari. Il personale pubblico è diminuito del 9%, ma circa l'80% delle riduzioni ha riguardato contratti di dimensioni contenute, senza incidere sulle principali componenti strutturali del bilancio.

Le verifiche di Politico e Cbs News hanno inoltre rilevato che molte cifre comunicate dal Doge sui risparmi non erano sostenute da prove oppure si riferivano ad accordi mai cancellati davvero. A luglio 2026, al termine delle attività dell'agenzia, le conseguenze dei tagli frettolosi avrebbero prodotto circa 165 miliardi di dollari tra cause, liquidazioni e disfunzioni amministrative.

Questo meccanismo ha colpito anche altre strutture federali. Per gli esperti di finanza pubblica e diritto amministrativo, il risultato è un effetto di ritorno: la riduzione immediata di personale e programmi genera costi più elevati nel momento in cui lo Stato deve ripristinare ciò che è stato interrotto.


La radio americana paga il prezzo

Il caso più evidente riguarda Voice of America. Più di 400 tra giornalisti, tecnici e funzionari ricevono ancora lo stipendio pur essendo esclusi dal lavoro: il mantenimento di questi dipendenti in congedo retribuito costa al governo federale 1,6 milioni di dollari ogni settimana.

Le trasmissioni sono ferme da oltre un anno, mentre Cina e Russia hanno trovato spazio per diffondere i propri messaggi. L'amministrazione aveva tentato di smantellare la United States Agency for Global Media, l'organismo che sovrintende a Voice of America, Radio Free Europe e Radio Free Asia, puntando a un risparmio annuo di circa 153 milioni di dollari.

Il progetto si è però scontrato con il Congresso, cui la Costituzione attribuisce il controllo sulle autorizzazioni di spesa. In assenza di un via libera legislativo, i ricorsi e le ordinanze dei giudici hanno bloccato i licenziamenti definitivi. Nel frattempo, la normativa ha imposto la continuità degli stipendi, lasciando centinaia di professionisti fuori dagli uffici ma ancora a carico dei contribuenti.


Agenzia da ricostruire

Per l'anno fiscale in questione, repubblicani e democratici di Capitol Hill hanno destinato 643 milioni di dollari alla United States Agency for Global Media. L'ente sta cercando di riattivare le funzioni cancellate nei primi mesi del secondo mandato di Donald Trump, ma il ritorno alla piena operatività appare ancora lontano.

Alcune attività sono ripartite in forma ridotta, con appena 8 divisioni rispetto alla struttura che, prima di marzo 2025, garantiva servizi in 49 lingue. Il ripristino degli accordi annullati, il reclutamento di nuovo personale e l'acquisto delle apparecchiature necessarie stanno aggiungendo ulteriori milioni al conto, secondo un rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento di Stato.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Patsy Widakuswara, caporedattrice della redazione della Casa Bianca di Voice of America e tra le promotrici delle azioni legali, ha contestato la scelta dell'amministrazione: «Non si può smantellare la radiodiffusione internazionale degli Stati Uniti senza un piano». La giornalista ha aggiunto che il provvedimento ha privato gli Stati Uniti di una voce riconosciuta all'estero e ha lasciato ai rivali strategici, tra cui Cina, Russia e Iran, un pubblico da conquistare.

Widakuswara ha ricordato che, nel momento di massima espansione, Voice of America raggiungeva 360 milioni di persone ogni settimana. La sospensione dei servizi rappresenta quindi, a suo giudizio, una perdita per l'informazione internazionale e per la capacità statunitense di esercitare influenza attraverso la comunicazione.


Tagli e ricostruzioni negli enti federali

Una dinamica simile si è verificata con la United States Agency for International Development, l'organismo che amministrava gli aiuti esteri americani. Il congelamento improvviso di numerosi contratti ha esposto il governo a penali milionarie per la violazione degli impegni già sottoscritti.

Anche in questo caso i tribunali sono intervenuti per il mancato rispetto delle direttive del Congresso, dato che l'esistenza dell'agenzia dipende da una decisione legislativa. Per mantenere attive le funzioni essenziali, l'amministrazione è stata costretta a ricorrere nuovamente a consulenti esterni, spesso a condizioni economiche più onerose.

I tagli hanno interessato inoltre gli istituti di ricerca, tra cui i National Institutes of Health e i Centers for Disease Control and Prevention. La dissoluzione rapida di gruppi scientifici e laboratori ha interrotto studi pluriennali, cancellato competenze e reso più difficile conservare dati e infrastrutture costruiti nel tempo.

A queste conseguenze si sono aggiunti i costi delle vertenze promosse dai dipendenti pubblici. Per recuperare capacità tecniche perdute e assicurare la prosecuzione delle attività, il governo ha dovuto affidarsi a contratti urgenti con soggetti privati.

Il Consumer Financial Protection Bureau ha subito un'altra forma di paralisi. Il tentativo di ridurne le risorse operative ha lasciato l'ente in una lunga fase di blocco normativo, costringendo il Congresso a prevedere fondi straordinari per le spese giudiziarie e per la manutenzione minima delle strutture.

Il caso della United States Agency for Global Media mostra così la contraddizione centrale del progetto: mentre il governo paga 1,6 milioni di dollari ogni settimana per dipendenti che non possono trasmettere, il Congresso continua a finanziare la riapertura delle attività. La promessa di eliminare gli sprechi si è trasformata in una sequenza di sospensioni, ricorsi e ripristini, con un conto che ricade sul bilancio pubblico.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere