Diplomatici aggrediti, Netanyahu frena: «Servono prove
Il premier israeliano condanna ogni violenza, ma invita a non trasformare accuse ancora da verificare in una responsabilità collettiva.
Prima di arrivare a conclusioni definitive sull’episodio denunciato in Giudea e Samaria, l’ufficio di Benyamin Netanyahu chiede verifiche rigorose. La posizione del premier israeliano è netta sulla violenza, ma prudente sull’attribuzione delle responsabilità: le accuse più gravi, sostiene, devono poggiare su elementi incontestabili.
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Netanyahu alza la soglia delle prove
In una nota diffusa dopo le notizie sull’aggressione a presunti diplomatici europei da parte di israeliani con il volto coperto, Netanyahu ha invitato a procedere con cautela. «Qualsiasi atto di violenza contro i diplomatici è inaccettabile. Più grave è l’accusa, maggiore deve essere il rigore nel richiedere prove inconfutabili», si legge nel documento.
Il richiamo non riguarda dunque la legittimità della denuncia della violenza, che viene condannata senza riserve, bensì la necessità di stabilire con precisione che cosa sia accaduto e chi ne sia responsabile. La nota collega il peso delle accuse al livello di documentazione necessario per sostenerle.
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L’appello contro voci e condanne
L’ufficio del premier ha inoltre rivolto un messaggio diretto all’opinione pubblica e ai giornalisti. La richiesta è di cercare riscontri verificabili, distinguere i fatti dalle indiscrezioni e non dare per accertate ricostruzioni ancora prive di conferme.
Netanyahu mette soprattutto in guardia dal rischio che un’accusa non dimostrata finisca per colpire un’intera comunità. Nella nota si chiede di respingere le voci prive di conferma e di evitare che la vicenda si trasformi, prima degli accertamenti, in una condanna collettiva.
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