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Attualità 4 min di lettura22 ore fa

Dino Chiesa: Antonelli era curioso e imparava dagli errori

Il tecnico racconta la crescita del pilota italiano, dagli anni dei kart alla consacrazione in Formula 1

Dino Chiesa ha ripercorso la crescita di Kimi Antonelli, dal karting giovanile al titolo mondiale conquistato in Formula 1.

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I giovani da seguire

Tra i nomi indicati da Chiesa c’è Nicolò Perico, undici anni e già inserito nell’Academy Mercedes. Il ragazzo lavora con lui e, per caratteristiche, ricorda Antonelli. Il tecnico invita però alla prudenza e preferisce attendere almeno un paio d’anni prima di formulare giudizi definitivi.

Chiesa segue anche Noah Baglin, quattordicenne dell’Academy Ferrari e campione 2026 nella categoria OK. A suo avviso, il giovane ha una qualità in più. Tra gli altri italiani vengono citati Emanuele Olivieri, vincitore della Formula Regional, Mattia Colnaghi, appartenente al programma junior Red Bull, e Gabriele Minì, impegnato in Formula 2 con l’Academy Alpine.


Talento e lavoro quotidiano

Secondo Chiesa, la crescita di Antonelli è dipesa in parti uguali dalle doti naturali e dall’impegno: «50 e 50». Il suo pregio più evidente era la capacità di arrivare subito vicino al limite, una caratteristica utile nelle categorie a ruote scoperte, dove il tempo per prepararsi è ridotto e la qualifica arriva rapidamente.

Il tecnico ha spiegato di aver lavorato soprattutto sull’aggressività agonistica. Antonelli era rispettoso e corretto, talvolta persino troppo. Le esperienze contro avversari più grandi lo hanno aiutato a diventare più duro nei duelli, mantenendosi comunque entro le regole.


Il primo incontro con Antonelli

Il rapporto è iniziato quando Kimi aveva undici anni. Dopo il percorso nella categoria mini kart con Parolin Racing Kart, il pilota è entrato nel programma Junior di Chiesa grazie a Gwen Lagrue, responsabile dell’individuazione dei talenti per Mercedes. La famiglia e la casa tedesca avevano già seguito il suo percorso, anche quando correva con un’altra squadra.

Il padre Marco lo aveva allenato e il talento era apparso presto, ma Chiesa ricorda soprattutto la dedizione del ragazzo. Antonelli non aveva distrazioni, non usava il telefonino e trascorreva il tempo nel paddock per osservare meccanici e tecnici. La madre Veronica lo accompagnava in pista e lui restava spesso sotto la tenda del gruppo per capire ogni dettaglio.


Le tappe bruciate nel kart

Antonelli ha affrontato senza timori anche piloti più grandi e ha completato un solo anno nella categoria Junior. Le sue dimensioni fisiche, più contenute rispetto a quelle degli avversari, avevano alimentato qualche dubbio sul passaggio alla classe OK. Chiesa, invece, era convinto che potesse affrontarlo senza difficoltà.

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In pista il pilota riusciva a raggiungere rapidamente prestazioni che gli altri ottenevano soltanto dopo molto lavoro. La preparazione delle gare mostrava già la sua ambizione: fissava obiettivi elevati e riusciva a tenere il rendimento vicino al limite. Per Chiesa, il talento era evidente, ma la passione gli ha permesso di continuare a migliorare.


Il lavoro della squadra

Chiesa ha descritto la sua struttura come una famiglia più che come un’organizzazione professionale. Con gli adolescenti cerca un rapporto diretto, quasi da amico, per aiutarli a sentirsi a loro agio e accumulare esperienze utili oltre ai risultati delle gare.

Il kart, secondo il tecnico, offre una preparazione pratica che torna utile anche in monoposto. Imparare a riconoscere le differenze tra un telaio più rigido e uno più morbido, oppure capire l’effetto della pressione delle gomme, consente ai piloti di ritrovare quelle sensazioni in macchina e di intervenire sulle regolazioni.


Da Hamilton e Rosberg ad Antonelli

Chiesa aveva già seguito Nico Rosberg e Lewis Hamilton, rispettivamente campione del mondo nel 2016 e sette volte iridato. Con Rosberg il rapporto è rimasto stretto: a distanza di circa vent’anni, il pilota lo chiama ancora «capo». Tuttavia, il tecnico considera particolarmente significativa la crescita di Antonelli perché si tratta del primo campione del mondo italiano dopo 73 anni.

Il percorso del bolognese si è inserito in una generazione che ha prodotto diversi piloti di alto livello. Nel Campionato Europeo 2021 Antonelli aveva preceduto Rafael Camara e Arvid Lindblad, entrambi allora nel gruppo di Chiesa, mentre Nikola Tsolov correva con una squadra satellite. Mercedes, affidandogli Kimi, aveva quindi già potuto valutare il lavoro svolto dal tecnico.


Il debutto in Formula 1

Chiesa non aveva condiviso i dubbi sollevati sulla giovane età di Antonelli al suo arrivo in Mercedes. Le difficoltà del primo anno, secondo il tecnico, erano normali e la vettura risultava più impegnativa da guidare rispetto a quella della stagione successiva.

L’interesse per le corse non è mai diminuito. Quando non è impegnato in Formula 1, Antonelli continua a frequentare i circuiti e a guidare. «Mangia pane e motorsport», ha detto Chiesa descrivendo una passione rimasta intatta dagli anni del kart.

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