Diesel russo, la stretta dell’Europa: due mosse per colpire Putin
Le petroliere della flotta ombra finiscono nel mirino occidentale, mentre il terminale baltico di Primorsk resta un punto decisivo per le esportazioni russe.
Le esportazioni russe di diesel dal Baltico hanno almeno due vulnerabilità: le navi impiegate per aggirare le restrizioni e il terminale di Primorsk, del quale l’Ucraina conosce la posizione grazie alle immagini satellitari. Su entrambi i fronti, alcuni Paesi europei stanno valutando come aumentare la pressione su Mosca.
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Primorsk resta un punto esposto
Il terminale di Primorsk rappresenta uno snodo importante per la partenza dei prodotti petroliferi russi verso i mercati esteri. La sua localizzazione sul Baltico è ben nota a Kyiv, che può ricavarne informazioni aggiornate attraverso il monitoraggio satellitare.
Questa conoscenza aggiunge un elemento di vulnerabilità al sistema russo di esportazione del diesel. Il terminale, insieme alle rotte marittime utilizzate dalle petroliere, costituisce infatti una delle aree sulle quali si concentra l’attenzione ucraina ed europea.
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Petroliere sotto controllo
Dal settembre 2025 si sono verificati almeno 11 episodi in cui navi riconducibili alla flotta ombra russa sono state fermate o sottoposte a ispezione. Le operazioni hanno coinvolto Francia, Belgio, Regno Unito e Svezia, segnalando un’attività di controllo distribuita tra più Paesi.
Parigi e gli Stati dell’Europa settentrionale sostengono una linea più aggressiva verso le imbarcazioni sospettate di partecipare al traffico clandestino legato alla Russia. L’obiettivo è usare controlli e blocchi come strumento di pressione, limitando la capacità di Mosca di esportare diesel attraverso una rete navale pensata per eludere le sanzioni.
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