Diesel agricolo alle stelle: il nodo Usa che può colpire l’Europa
Raffinerie, proteste e ipotesi di embargo americano: il carburante per i campi raddoppia e minaccia di spingere ancora più in alto i prezzi alimentari.
Le raffinerie italiane lavorano oggi intorno al 77% della loro capacità, mentre il governo cerca margini per aumentare la disponibilità di carburanti. I ministeri delle Imprese e della Sicurezza energetica hanno convocato per giovedì 8 ottobre i principali operatori del settore: sullo sfondo resta l’ipotesi americana di fermare le esportazioni di diesel, una decisione che potrebbe aggravare la pressione sui mercati europei.
L’Italia cerca carburante nelle raffinerie
Nel 2025 i 10 impianti italiani ancora attivi hanno prodotto 63,7 milioni di tonnellate di prodotti raffinati. A questi si aggiungono le due strutture trasformate in bioraffinerie, a Marghera e Gela, oltre a quella di Livorno attualmente in fase di conversione.
All’incontro dell’8 ottobre parteciperanno Eni, Saras, Sonatrach, Isab, Iplom, Kpi, Socar-Ip, Alma Petroli, Ludoil e Innovhub. L’obiettivo è individuare i punti di congestione e valutare un incremento della produzione. A livello europeo viene esaminata anche la proposta di Emmanuel Macron: una sospensione temporanea di alcuni requisiti sulla qualità dei carburanti, come densità e volatilità, per ottenere dalle raffinerie una resa aggiuntiva compresa tra il 5% e il 20% e favorire l’impiego dei biocarburanti.
L’Europa dipende dai barili americani
L’Unione Europea acquista dagli Stati Uniti più di 500mila barili di diesel ogni giorno. Si tratta di circa la metà delle importazioni via mare e di oltre il 10% del consumo continentale, una quota diventata più rilevante nel 2026 dopo la riduzione degli arrivi dal Medio Oriente.
Le forniture provenienti dal Golfo Persico e dalla Russia sono diminuite di tre quarti a causa dei conflitti e dei blocchi di Mosca, mentre le scorte statunitensi sono ai livelli più bassi dal 1982. Secondo alcune stime, la concorrenza tra Europa e America Latina per il diesel disponibile potrebbe portare il prezzo internazionale all’ingrosso a 350 dollari al barile, rispetto agli oltre 200 dollari attuali. Il Messico, inoltre, copre con prodotto statunitense più del 70% del proprio fabbisogno.
Nei campi italiani il conto raddoppia
L’aumento dei costi si misura soprattutto durante la raccolta, quando mietitrebbie e trattori richiedono grandi quantità di carburante. In Italia, il gasolio agricolo agevolato all’ingrosso è passato da una media di 0,85 euro al litro del 27 febbraio, rilevata da Camere di Commercio e Assopetroli, agli 1,65 euro registrati nelle ultime giornate di settembre dalla Camera di Commercio di Milano.
In alcune zone periferiche e meridionali, anche per effetto delle differenze nella distribuzione, il prezzo agevolato alla pompa ha raggiunto 1,80 euro al litro. Le segnalazioni arrivate dai sindacati di Calabria e Puglia descrivono quindi un costo doppio rispetto a sei mesi e mezzo prima. Il 4 luglio il ministero dell’Agricoltura aveva annunciato un credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo, ma l’agevolazione non ha eliminato la difficoltà finanziaria delle aziende.
Trattori in strada nel Lazio
La protesta è arrivata sulla via Aurelia, al chilometro 22, tra Torrimpietra e Granaretto, in provincia di Roma. Agricoltori provenienti da Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli e Anguillara hanno organizzato un presidio di tre giorni con i trattori, esponendo anche lo striscione “il carburante aumenta per tutti”.
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Le organizzazioni agricole indicano nel diesel la principale voce di spesa per le attività nei campi. A loro giudizio, il rincaro rischia di trasferirsi sia sui prodotti destinati ai consumatori sia sui costi dell’autotrasporto; per questo chiedono all’esecutivo interventi più incisivi e aiuti immediati.
Trump valuta lo stop all’export
Anche negli Stati Uniti l’emergenza si è intensificata durante la raccolta di mais e soia. Il diesel ha raggiunto 6,51-6,53 dollari al gallone, con un incremento tra il 60% e il 70% rispetto al periodo precedente alla guerra e un forte distacco dai 3,70 dollari di un anno fa.
Ad agosto gli Usa avevano spedito all’estero 1,6 milioni di barili di diesel al giorno, diretti tra gli altri a Messico, Brasile, Francia e Regno Unito. La pressione degli Stati agricoli del Midwest, dove il Partito repubblicano e il movimento Maga hanno una base elettorale significativa, ha riaperto il dossier alla Casa Bianca. Donald Trump, anche in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre e di sondaggi ai minimi, ha prospettato una sospensione delle esportazioni per almeno 90 giorni: “da qui non deve più uscire gasolio”.
Washington resta divisa sul divieto
L’eventuale blocco viene valutato da Kevin Hassett, del Consiglio Economico Nazionale statunitense, dal segretario al Tesoro Scott Bessent e da Jamieson Greer, dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. La misura potrebbe ridurre nell’immediato i prezzi interni sostenuti da agricoltori e autotrasportatori.
Chris Wright, segretario all’Energia, e il senatore Alan Armstrong contestano però l’efficacia della soluzione. Il carburante fermo sulla Costa del Golfo del Messico non sarebbe facilmente trasferibile verso il Midwest a causa dei limiti della rete infrastrutturale. Se i depositi arrivassero alla saturazione, le raffinerie potrebbero ridurre la produzione complessiva fino al 12%, pari a 1,9 milioni di barili giornalieri secondo S&P Global Energy, con il rischio di creare più avanti nuove carenze e prezzi ancora superiori.
Una crisi nata tra guerre e raccolti
La pressione sui carburanti si è accentuata dopo l’apertura della guerra nel Golfo Persico, iniziata il 28 febbraio 2026 con l’attacco di Israele e Usa all’Iran. Alla riduzione delle forniture si sono aggiunti i raid ucraini contro impianti di raffinazione russi, proprio mentre la stagione del raccolto porta ai massimi il consumo di gasolio nelle campagne di Italia, Europa e Nord America.
Per il settore agricolo il carburante è un elemento essenziale della produzione e del collegamento con trasporti e filiere alimentari. Se la disponibilità internazionale dovesse restringersi ulteriormente, gli aumenti avrebbero conseguenze anche sulla spesa delle famiglie, già esposte al rincaro dei prodotti agroalimentari.
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