Dieci anni per il sequestro di Regeni: assolto un generale
La Corte d’Assise di Roma ha escluso l’omicidio e riconosciuto il sequestro: tre condanne per gli agenti egiziani, mentre Tariq Sabir è stato prosciolto.
Il 4 dicembre 2018 la Procura di Roma inserì nel registro degli indagati cinque appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani. La decisione arrivò dopo una collaborazione giudiziaria rimasta per lungo tempo priva di esiti concreti e segnata, secondo gli inquirenti italiani, da ostacoli e mancate risposte.
Già nel dicembre 2017 gli investigatori capitolini avevano trasmesso al Cairo un’informativa nella quale venivano delineati i possibili coinvolgimenti di esponenti della National Security. Il documento, però, non produsse sviluppi effettivi e i numerosi incontri ufficiali tra le autorità dei due Paesi non portarono a una ricostruzione condivisa dei fatti.
L’indagine si è fermata davanti ai depistaggi
A Roma, la ricostruzione accusatoria ha descritto una cooperazione egiziana considerata soltanto formale. Le promesse iniziali di assistenza lasciarono spazio a richieste istruttorie senza risposta, atti mai trasmessi e iniziative ritenute dagli inquirenti funzionali a nascondere le responsabilità, anziché a chiarire la sorte del ricercatore italiano.
Nel 2016 gli investigatori italiani mandati al Cairo poterono assistere alle attività locali senza disporre di effettivi margini operativi. Non erano infatti in condizione di orientare le verifiche né di intervenire nelle decisioni degli apparati egiziani. La collaborazione tra ROS e SCO si concluse il 23 marzo di quell’anno, dopo il progressivo deterioramento dei rapporti.
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Il giorno seguente la National Security annunciò l’uccisione di cinque presunti responsabili. La versione fornita dalle autorità egiziane attribuiva il sequestro, le torture e la morte di Regeni a una banda specializzata in rapine e raggiri ai danni di cittadini stranieri. Gli accertamenti italiani misero però in discussione quel racconto: l’utenza collegata al presunto capo del gruppo risultò attiva, la sera del 25 gennaio 2016, a circa cento chilometri dal Cairo.
La sentenza ridimensiona l’imputazione
La Corte d’Assise di Roma ha escluso l’accusa di omicidio contestata al capo A, ma ha riconosciuto la responsabilità per il sequestro di Giulio Regeni a tre imputati. Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati condannati a dieci anni di reclusione.
Per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif la Procura aveva sollecitato l’ergastolo. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. La decisione arriva al termine di un procedimento nel quale il gruppo criminale indicato dal Cairo è stato considerato dagli investigatori italiani il principale tentativo di spostare l’attenzione dagli apparati di sicurezza egiziani.
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