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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

DeepSeek, Pechino accusa Washington: “Così salta l’intesa”

Il divieto imposto alle agenzie federali civili statunitensi riaccende lo scontro sulle restrizioni alle imprese tecnologiche cinesi.

Il divieto statunitense che impedisce alle agenzie federali civili di usare DeepSeek rischia di aprire un nuovo fronte tra Washington e Pechino. Secondo il ministero del Commercio cinese, la decisione contraddice l’intesa raggiunta dai presidenti Xi Jinping e Donald Trump.

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Pechino minaccia una risposta

Il governo cinese ha sollecitato gli Stati Uniti a ritirare quelle che considera limitazioni discriminatorie nei confronti delle società tecnologiche del Paese. Il ministero ha inoltre fatto sapere che la Cina adotterà le iniziative ritenute necessarie per proteggere gli interessi delle proprie imprese.

L’accusa arriva mentre resta aperto il confronto sulle misure americane rivolte al settore tecnologico cinese. Per Pechino, il richiamo alla sicurezza nazionale viene utilizzato per penalizzare aziende che operano nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale.


Cosa prevede il divieto americano

La disposizione riguarda i prodotti realizzati da DeepSeek e anche i servizi di soggetti terzi che incorporano i suoi modelli. Il provvedimento è stato motivato dai timori legati alla sicurezza informatica e alla possibilità che informazioni sensibili possano essere accessibili alle autorità cinesi.

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Non si tratta, tuttavia, di un blocco esteso indistintamente a tutte le imprese private statunitensi. L’ambito principale della misura riguarda infatti i sistemi informatici delle agenzie federali civili.


La protesta era già iniziata

La contestazione del ministero del Commercio è stata preceduta, il giorno prima, da quella del ministero degli Esteri cinese. Anche in quel caso Pechino aveva respinto la decisione americana, sostenendo che la sicurezza nazionale fosse stata trasformata in uno strumento per colpire le aziende tecnologiche cinesi.

Con il nuovo intervento, il governo cinese collega esplicitamente il provvedimento all’accordo tra Xi Jinping e Donald Trump e lascia intendere che la vicenda potrebbe produrre ulteriori conseguenze nei rapporti economici e tecnologici tra i due Paesi.

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