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Attualità 3 min di lettura33 min fa

Data center e IA, la sfida italiana passa dall’energia: cosa cambia

A Roma il confronto sulla sovranità digitale mette insieme sicurezza, infrastrutture, intelligenza artificiale e fabbisogno energetico per rafforzare l’autonomia del Paese.

L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il modo in cui gli Stati devono pensare la propria autonomia. Per questo, a Roma, istituzioni e imprese si confrontano sul legame tra data center, energia, sicurezza informatica e capacità di gestire dati e algoritmi senza dipendere completamente da soggetti esterni.

La discussione si svolge oggi nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, durante la conferenza “Data center sovrani – energia, intelligenza artificiale, cybersecurity”, promossa da Confassociazioni Digital. L’incontro rappresenta il terzo appuntamento di un ciclo dedicato alle principali trasformazioni strategiche del Paese.

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L’energia diventa il nuovo fronte digitale

Uno dei dati più rilevanti emersi dal confronto riguarda la crescita dei consumi dei centri di elaborazione. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia citate durante i lavori, la domanda elettrica globale dei data center potrebbe oltrepassare il doppio entro il 2030, arrivando a circa 945 TWh. Tra i motori di questo incremento ci sarebbe soprattutto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni, ha sintetizzato il rapporto tra infrastrutture digitali e approvvigionamento energetico con queste parole: «Non esiste sovranità digitale senza sovranità energetica». A suo avviso, un centro dati non può svolgere la propria funzione se non dispone di elettricità continua, affidabile, sostenibile e a costi competitivi. La competizione sull’intelligenza artificiale, quindi, riguarderà anche la capacità di produrre e distribuire energia.

La prospettiva proposta considera data center, reti elettriche, protezione informatica e sistemi di intelligenza artificiale come parti di una stessa infrastruttura strategica. Il tema non riguarda soltanto l’industria tecnologica, ma anche la continuità dei servizi pubblici e la capacità del sistema produttivo di mantenere il controllo sulle proprie attività essenziali.


La sovranità non coincide con i server

Nel corso dell’iniziativa è stata messa in discussione l’idea che basti conservare fisicamente i dati in Italia o in Europa per garantirne il controllo. La sovranità digitale comprende infatti la gestione delle infrastrutture, delle piattaforme cloud, della potenza di calcolo e degli algoritmi che trasformano i dati in informazioni utilizzabili.

Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital e organizzatore della conferenza, ha spiegato che l’obiettivo non è costruire un sistema completamente autosufficiente, ma creare dipendenze controllabili. «Un Paese è realmente sovrano quando nessun singolo fornitore o potere esterno può impedirgli di esercitare le proprie funzioni essenziali», ha affermato.

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Violetti ha inoltre osservato che il possesso dei dati, da solo, non è sufficiente. Se elaborazione, modelli e servizi rimangono nelle mani di operatori stranieri, il Paese può conservare i dati ma perdere il controllo del valore e delle conoscenze che ne derivano. Da qui la necessità di coordinare infrastrutture, capacità computazionale, algoritmi e sicurezza informatica.


Dal mercato alle strategie europee

La domanda di soluzioni cloud sovrane sta già incidendo sulle decisioni di investimento delle aziende. In Italia, il Polo Strategico Nazionale viene indicato come un esempio di infrastruttura pensata per tutelare i dati e assicurare la continuità dei servizi della pubblica amministrazione.

Il confronto si inserisce anche nell’evoluzione delle politiche europee sulla sovranità tecnologica, compreso il quadro europeo per la sovranità del cloud e le iniziative comunitarie rivolte a rafforzare il settore dei servizi cloud, dei data center e dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo indicato è accrescere la capacità dell’Italia e dell’Europa di sviluppare tecnologie e infrastrutture proprie, senza rinunciare a interdipendenze gestibili.

All’appuntamento partecipano rappresentanti di Polo Strategico Nazionale, Italian Datacenter Association, Digital Realty, Schneider Electric, Dell Technologies, ASC27, Clusit, RSE, AgID, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ISPRA e Adecco. Il programma coinvolge inoltre il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti e l’onorevole Luca Squeri.


Tre priorità per il sistema Paese

La proposta conclusiva di Confassociazioni ruota attorno a tre obiettivi collegati: sovranità, sicurezza e sostenibilità. Il primo dovrebbe proteggere la libertà di scelta sulle infrastrutture strategiche; il secondo garantire la continuità delle funzioni essenziali; il terzo rendere compatibile l’espansione tecnologica con i vincoli economici, sociali e ambientali.

Secondo Violetti, l’Italia dispone già di competenze e capacità industriali utili a svolgere un ruolo di primo piano nella trasformazione digitale europea. Per riuscirci, però, serviranno una strategia di lungo periodo, risorse adeguate e decisioni abbastanza rapide da tenere il passo con l’innovazione.

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