Dalla vinaccia alle botti: perché la grappa cerca un nuovo prestigio
Nata come distillato contadino, oggi la grappa punta su ricerca, lunghi affinamenti e nuovi abbinamenti per superare l’immagine del semplice bicchierino dopo cena.
Per anni la grappa è stata associata soprattutto al caffè corretto, al bicchiere del nonno o al digestivo servito a fine pasto. Eppure, dietro quel distillato trasparente o ambrato, possono esserci selezione delle vinacce, lavorazioni accurate, legni pregiati e attese molto lunghe. Il problema, più che nella qualità, sembra riguardare il racconto: mentre altri distillati hanno costruito un immaginario sofisticato, la grappa è rimasta legata alla sua origine popolare.
Un distillato nato dagli avanzi
La sua storia affonda nella cultura contadina e nell’idea che nulla debba essere sprecato. Dalla produzione del vino restano le vinacce, cioè bucce e residui dell’uva, che possono diventare la base per un nuovo prodotto. Un principio che oggi verrebbe descritto attraverso concetti come recupero, filiera e circolarità, ma che nasce da una necessità concreta.
Per molto tempo, tuttavia, questa origine ha finito per penalizzare la reputazione della grappa. Il distillato è stato considerato un prodotto ordinario, destinato al consumo quotidiano più che alla degustazione. A differenza di whisky, cognac e rum, non ha ancora consolidato nell’immaginario comune un linguaggio capace di valorizzarne territori, materie prime, botti e tempi di maturazione.
A Mombaruzzo il tempo cambia tutto
Le Distillerie Berta lavorano dal 1947 su questa distanza tra umili origini e maggiore riconoscimento. L’attività della famiglia, oggi arrivata alla terza generazione, nacque dall’intuizione di Paolo Berta: durante il difficile dopoguerra decise di non svendere la grappa invenduta e la lasciò riposare in legno. Dopo l’affinamento, il distillato cambiò colore, profumi e complessità.
Nello stabilimento di Mombaruzzo, nel Monferrato, il processo parte dalla scelta delle vinacce, acquistate da produttori selezionati e conservate in contenitori adatti a mantenerne freschezza e umidità. La distillazione a vapore è seguita dalla filtrazione e dalla separazione della parte migliore del prodotto. Per le versioni invecchiate, comincia poi una fase di attesa che in alcune cantine può arrivare a vent’anni.
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La grappa prova a uscire dal fine pasto
Il tentativo di rinnovare l’immagine del distillato passa anche dagli usi. Berta ha sviluppato prodotti destinati alla miscelazione, portando la grappa nel mondo dei drink e allontanandola dal solo ruolo di conclusione del pranzo o della cena. L’obiettivo è inserirla in un contesto contemporaneo senza cancellarne l’identità.
La famiglia ha inoltre investito nel territorio, recuperando luoghi e attività del Monferrato e creando un legame tra produzione, artigianato e ospitalità. Il museo aziendale non si limita a celebrare la storia delle Distillerie Berta: attraverso strumenti, bottiglie, persone e fasi di lavorazione prova a mostrare che cosa si trova davvero dentro un bicchiere.
Forse alla grappa è mancata soprattutto una narrazione all’altezza delle sue potenzialità. La sua origine povera non deve necessariamente essere rimossa: dimostra che anche un residuo può acquistare valore, quando la lavorazione e la pazienza sanno trasformarlo. Un’idea molto attuale, nata nelle campagne ben prima che la sostenibilità diventasse una parola d’uso comune.
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