D’Alema e la sinistra accusata di favorire la destra
L’analisi contesta le scelte del centrosinistra e richiama welfare, privatizzazioni e legittimazione politica di Berlusconi
Un’analisi accusa la sinistra italiana di aver contribuito al ridimensionamento del welfare e all’affermazione della destra. Nel mirino finiscono soprattutto Massimo D’Alema e le scelte compiute dal centrosinistra negli anni Novanta e Duemila.
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La trasformazione della sinistra
Secondo questa lettura, la sinistra occidentale si è progressivamente convertita a posizioni riconducibili alla nuova destra. Il passaggio avrebbe favorito la restaurazione delle politiche liberiste associate a Ronald Reagan e Margaret Thatcher, indebolendo il modello sociale di ispirazione keynesiana costruito nei decenni precedenti.
L’accusa rivolta a D’Alema è di aver rappresentato il percorso di un’intera classe dirigente, passata dalla tradizione comunista all’integrazione nei ceti più agiati. L’autore collega a questo processo l’abbandono del patrimonio ideale originario e l’adozione di stili di vita e linguaggi delle élite economiche.
Massimo Cacciari viene invece tenuto distinto da questa critica. A suo favore viene ricordata la risposta data durante un tentativo di avvicinamento da parte di Bettino Craxi: «Grazie, ma sono ricco di famiglia». Al filosofo ed ex sindaco di Venezia viene però attribuita una lettura tardiva dei cambiamenti politici ed economici in corso.
Il rapporto con Berlusconi
Un passaggio centrale dell’analisi riguarda il ruolo svolto da D’Alema nella legittimazione di Silvio Berlusconi. La Commissione Bilaterale promossa nel 1997 viene descritta come l’occasione che ha consentito al leader di Forza Italia di uscire dall’isolamento seguito alla rottura dell’intesa elettorale con Umberto Bossi.
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Secondo la ricostruzione proposta, quell’iniziativa avrebbe contribuito a presentare Berlusconi come interlocutore istituzionale e possibile padre costituente. L’autore ricorda inoltre l’intervento di D’Alema davanti ai lavoratori di Mediaset, durante una protesta legata alla minaccia di norme sul conflitto d’interessi: in quella circostanza, il sistema televisivo del gruppo è stato definito «patrimonio del Paese».
La critica comprende anche la riforma del Titolo V approvata nel 2001 dal governo guidato da Giuliano Amato. Il provvedimento ha trasferito nuove competenze legislative alle Regioni e, nella lettura dell’articolo, è stato pensato anche per assecondare la Lega e sostenere la candidatura di Francesco Rutelli contro Berlusconi.
Sanità e privatizzazione
Tra gli altri episodi citati c’è la riforma avviata durante il mandato di Rosy Bindi alla guida del ministero della Sanità, dal 1996 al 2000. L’autore considera l’autorizzazione alle visite domiciliari private una prima apertura alla presenza della medicina privata nel Servizio sanitario nazionale.
Quella scelta viene indicata come l’inizio dell’accreditamento di logiche di privatizzazione, ritenute responsabili dell’indebolimento del sistema pubblico costruito dopo la riforma del 1978 e associato a Tina Anselmi. La conclusione richiama, con tono sarcastico, una battuta di Corrado Guzzanti nei panni di Francesco Rutelli: «Ah Berlusco’, t’avemo portato l’acqua con l’orecchie».
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