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Attualità 4 min di lettura14 ott

Dal jazz a Sanremo, poi il buio: Silvia Aprile racconta la rinascita

Dai primi passi con Mara Maionchi al lavoro con Pino Daniele, fino agli anni lontani dai riflettori e al ritorno alla musica dopo un incontro con Fiorello.

Per Silvia Aprile il successo è arrivato presto, ma non ha avuto un percorso lineare. A 13 anni lavorava già con Mara Maionchi e Alberto Salerno, poi è passata dalla prima edizione di X Factor fino al Festival di Sanremo 2009, dove Pino Daniele l’ha accompagnata tra le nuove proposte. In mezzo, però, ci sono stati lutti, delusioni e una lunga distanza dal palcoscenico.

Oggi la cantante napoletana ripensa a quegli anni con maggiore consapevolezza. Dopo aver cambiato lavoro e costruito un’identità diversa, un incontro casuale con Fiorello l’ha spinta a rimettersi davanti a un microfono. Nel frattempo, la pubblicazione da parte di Mina di una nuova versione di “Vento di passione” le ha riportato alla mente il brano inciso in spagnolo nell’EP prodotto da Pino Daniele.

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Il ritorno che nessuno si aspettava

Aprile ha raccontato che Fiorello, incontrato al ristorante, non riusciva a capire perché avesse abbandonato la musica. Il conduttore le avrebbe chiesto con tono diretto che fine avesse fatto, sostenendo che non era possibile immaginarla lontana dal canto. Quell’episodio ha riaperto una porta che sembrava chiusa.

La cantante oggi dice di vivere di musica senza alcun sentimento di frustrazione. Accanto alla carriera ci sono l’amore e due figli, elementi che considera parte della propria realizzazione. Anche la ricomparsa di “Vento di passione” nella voce di Mina le ha regalato un motivo di orgoglio: di quella canzone conserva il ricordo della registrazione insieme a Pino Daniele, che suonava la chitarra.


Mara Maionchi e il primo sogno

Prima ancora della televisione, Aprile era stata seguita da Maionchi e Salerno. I due l’avevano fatta lavorare con professionisti come Carlo Marrale e Tiziano Ferro, allora autore di brani per lei, ma avevano rinviato più volte il debutto discografico per proteggerla da un’esposizione prematura.

La cantante ha spiegato di aver interpretato quella lunga attesa come una sorta di apprendistato. Da ragazzina era arrivata persino a comprare una penna per firmare autografi, salvo usarla soltanto a scuola perché non aveva ancora pubblicato nulla. A suo giudizio, quella prudenza era il segno di una cura autentica, non di disinteresse.

Il rapporto si era poi interrotto quando, secondo il suo racconto, una persona estranea al progetto era entrata nella sua vita in un momento delicato. Aprile ha riconosciuto di non averne compreso subito la pericolosità e di aver perso così l’occasione preparata dalla coppia. Quando è tornata a incontrare Maionchi ai provini di X Factor, la produttrice si è commossa ricordando la loro precedente conoscenza.


X Factor tra gara e dolore familiare

Aprile arrivò alla prima edizione italiana di X Factor dopo essersi presentata ai provini senza sapere se sarebbe stata scelta. La convocazione arrivò in un secondo momento, quando le fu proposta una sfida per entrare nel programma. Il suo percorso durò poche puntate, ma bastò a farla notare dagli addetti ai lavori.

La cantante proveniva dai jazz club e guardava con interesse al percorso di Norah Jones. Non si è mai riconosciuta nella logica della competizione televisiva: preferiva un approccio più raccolto e intimista rispetto alla sfida tra interpreti chiamati a imporsi in pochi minuti.

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Durante i provini, la sua categoria fu affidata a Maionchi. Aprile temeva di non essere presa proprio per la storia precedente con la produttrice, ma l’incontro ebbe un esito diverso. Sul palco del programma cantò “Why” di Annie Lennox e ricevette una reazione entusiasta da parte di Maionchi, che la applaudì commossa definendola “Bravissima”.

L’esperienza, tuttavia, fu segnata dalla malattia del padre. Mentre partecipava alla trasmissione, l’uomo doveva affrontare un intervento per un tumore ai polmoni. I genitori decisero di non dirle subito che l’operazione era stata eseguita e che aveva avuto buon esito, perché volevano permetterle di continuare a inseguire il suo obiettivo.

Quando lo scoprì, Aprile reagì con rabbia e cercò di raggiungere ogni giorno l’ospedale San Raffaele, nonostante le rigide regole imposte ai concorrenti. Ha raccontato che il programma le fece conoscere la durezza della musica televisiva: in un momento ci si sente al centro dell’attenzione, mentre poche settimane dopo, se il risultato non arriva, si rischia di essere dimenticati.


Sanremo e il peso del lutto

L’anno successivo alla partecipazione televisiva arrivò Sanremo. Pino Daniele scelse di produrre il suo EP e di seguirla al Festival tra le nuove proposte, ma il padre di Aprile era morto appena un mese prima. Lei decise di non rendere pubblico il lutto e salì comunque sul palco.

La cantante ha spiegato di aver rifiutato l’idea che una sofferenza privata potesse diventare materiale promozionale. A distanza di tempo, considera quella scelta troppo pesante per la ragazza che era allora e ritiene che avrebbe dovuto fermarsi, invece di mettere l’artista davanti alla persona.

Di Pino Daniele conserva soprattutto un sentimento di riconoscenza. Dopo il loro primo incontro, il cantautore le propose di occuparsi della produzione del disco: Aprile ricorda di essere uscita dal suo studio piena di entusiasmo. Osservarlo al lavoro, ha raccontato, le sembrava un’esperienza impossibile da descrivere.

Riguardando il passato, la cantante non cancella gli errori e nemmeno il dolore, ma li colloca dentro una vita che oggi sente compiuta. La musica, dopo anni di distanza, è tornata a essere il punto verso cui dirigersi.

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