Da New York al Collio: la scelta decisiva di Alessandro Cornali
Dopo le esperienze con Alajmo, Alléno e Dan Barber, il giovane cuoco bergamasco è tornato in Italia per entrare nella squadra dell’Argine a Vencò.
A 29 anni Alessandro Cornali ha deciso di lasciare una delle cucine più prestigiose degli Stati Uniti per rientrare in Italia. Il passaggio da Blue Hill at Stone Barns, nella Hudson Valley, all’Argine a Vencò nasce dalla volontà di misurarsi con una realtà più vicina alle sue origini e con una cucina capace di rispecchiare le sue ambizioni.
La sua scelta non è stata guidata dalla ricerca di una destinazione prestigiosa o da un vantaggio economico. Dopo aver lavorato a New York in un ristorante con due stelle Michelin e una stella verde, Cornali ha contattato Antonia Klugmann, convinto che il locale del Collio potesse offrirgli il contesto giusto per il passo successivo.
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Il ritorno nasce da una scelta precisa
A Blue Hill at Stone Barns, struttura immersa nella campagna e legata a un modello di filiera interna, il cuoco bergamasco era entrato nel gruppo dei vicecapocuochi. Il ristorante, fondato sul rapporto diretto con coltivazioni e allevamenti, gli aveva permesso di lavorare a stretto contatto con Dan Barber, responsabile della cucina e figura centrale del progetto.
«Sapevo bene cosa era Blue Hill, ma la realtà è stata superiore alle aspettative», ha raccontato Cornali. Dopo un anno e mezzo negli Stati Uniti, una volta consolidata la conoscenza dell’inglese, ha però avvertito il desiderio di rientrare. Vencò lo ha attirato per la cucina di Klugmann, per il territorio vocato ai grandi vini e per un ambiente più vicino al suo modo di intendere il lavoro.
Un percorso costruito nelle grandi cucine
Cornali proviene da una famiglia di ristoratori: il Ristorante Collina di Almenno, in provincia di Bergamo, era stato aperto dalla nonna Lidia e poi affidato al padre Mario, che lo aveva orientato verso una proposta di alta cucina. Dopo l’istituto alberghiero di Nembro, a 17 anni scoprì il libro “Ingredienti” di Massimiliano Alajmo, un incontro che gli chiarì la direzione professionale da seguire.
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La formazione è proseguita al Mudec con Enrico Bartolini, quindi a Le Calandre, dove ha lavorato per due anni accanto ad Alajmo. In seguito sono arrivati tre anni da Alléno a Parigi e l’esperienza americana. Anche altri italiani hanno trovato spazio nelle cucine di vertice di New York: tra questi Stefano Casale e Mattia Rancati, vicecapocuochi di Eleven Madison Park, e Alberto Marcolongo, a lungo responsabile della cucina del ristorante di Ducasse.
Klugmann ha riconosciuto il valore
Prima ancora dell’incontro personale, Klugmann era stata colpita dalla continuità delle esperienze maturate da Cornali. Il suo percorso, sviluppato in strutture importanti e al fianco di professionisti stimati, le era sembrato coerente e concreto. «Questo mi ha fatto pensare che avesse costruito un percorso professionale solido e coerente», ha spiegato la chef.
Secondo Klugmann, il nuovo arrivo ha portato all’Argine serietà, capacità di ascolto e una conoscenza utile delle dinamiche aziendali. Pur provenendo da organizzazioni molto più grandi, Cornali si è adattato a una realtà familiare guidata da Antonia e Vittoria Klugmann, mettendo la propria esperienza al servizio della squadra.
Per il cuoco, il rapporto con la chef si è definito rapidamente anche sul piano umano. Il suo obiettivo non è sostituirsi a Klugmann, ma diventare il suo principale punto di supporto e contribuire all’evoluzione della cucina secondo le esigenze del locale. «Sentivo l’esigenza di essere il braccio destro di una personalità molto forte, in più qui c’è una splendida relazione umana», ha detto Cornali.
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