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Attualità 2 min di lettura12 ore fa

Da “maranzina” ad attivista: la svolta di Malak a Torino

A 17 anni Malak Sahili racconta il percorso dall’emarginazione nel quartiere Aurora all’impegno con Save the Children per dare voce ai suoi coetanei.

Oggi Malak Sahili ha 17 anni, frequenta un istituto tecnico di Torino e partecipa alle mobilitazioni per la scuola e contro il caro vita. Solo pochi anni fa, invece, aveva smesso quasi del tutto di andare a lezione e trascorreva le giornate nei parchi del quartiere Aurora, dopo essere stata etichettata come “maranza” da un insegnante.

La sua storia è passata dalla rabbia alla partecipazione civile. Nel mezzo ci sono la separazione dei genitori, le difficoltà economiche della famiglia, episodi di discriminazione e l’incontro con un progetto educativo che le ha permesso di cambiare direzione.

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L’etichetta che ha cambiato tutto

Malak è cresciuta tra Madonna di Campagna e Aurora. Da bambina imparava l’italiano giocando in un parco frequentato da ragazzi di origini diverse; dopo il trasferimento, però, la scuola e il nuovo ambiente le hanno fatto percepire con maggiore forza la propria diversità. In casa si parlava marocchino e il padre, dopo aver lasciato la famiglia, è rimasto lontano dalla sua vita.

A scuola un docente la indicò come esempio di “maranzina”, collegando quella parola a un’immagine di violenza e disagio. Malak, già fragile e senza adulti pronti a difenderla, finì per adeguarsi a quel ruolo. «Più mi definivano maranza, più io mi comportavo da maranza», racconta, ricordando un periodo segnato dall’aggressività e dal rifiuto delle lezioni.

La ragazza arrivò perfino a inventare un padre italiano per sentirsi più accettata dai compagni. In quegli anni riferisce di essere stata controllata più volte dalle guardie giurate nei supermercati insieme agli amici. Anche le difficoltà economiche pesavano: la madre, impegnata nell’assistenza a bambini e anziani, faceva turni aggiuntivi per mantenere i due figli, mentre Malak rinunciava alle gite per non dover chiedere il denaro necessario.

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Il percorso che le ha dato voce

La svolta è arrivata attraverso i servizi sociali, che l’hanno coinvolta nelle attività del Cecchi Point, centro socioeducativo e luogo di aggregazione del quartiere. In quel contesto Malak ha incontrato i progetti di Save the Children e ha trovato adulti capaci di guardarla oltre l’immagine della ragazza problematica.

«Mi hanno considerata in modo diverso da una semplice teppista», spiega. Da allora ha scelto di raccogliere le difficoltà vissute dai coetanei e di trasformarle in impegno. Oggi è attivista di Save the Children e frequenta l’Istituto tecnico economico Russell Moro di Torino.

La sua attenzione resta concentrata soprattutto sui ragazzi che crescono in famiglie in difficoltà. Durante le manifestazioni delle ultime settimane, dedicate alla scuola, al costo della vita e alle politiche del governo, ha parlato di bambini costretti a confrontarsi troppo presto con problemi da adulti. «A 11 anni li sento discutere di Isee e 730 invece che di giochi», osserva, sostenendo che l’economia domestica non dovrebbe diventare una responsabilità dei più piccoli.

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