Cuore e reni, il test già disponibile che può anticipare i rischi
La prima settimana europea sulla diagnosi precoce rilancia l’uso dell’uACR, un esame semplice ma ancora applicato in modo disomogeneo nei percorsi sanitari italiani.
Un esame già disponibile, riconosciuto dalla comunità scientifica e tecnicamente semplice non viene ancora utilizzato in modo uniforme per individuare il rischio cardiovascolare e renale. È questa la principale criticità emersa durante l’incontro dedicato al test uACR, il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine, organizzato nell’ambito della prima settimana europea dedicata allo screening e alla diagnosi precoce.
Un esame utile, ma non ancora sistematico
L’indagine presentata durante l’evento mostra che il limite non riguarda la disponibilità tecnologica del test. Secondo Luca Pinto, responsabile di Iqvia per le soluzioni di coinvolgimento in Italia e Grecia, l’uACR non è ancora inserito con criteri omogenei nei percorsi assistenziali: prescrizione, esecuzione e interpretazione possono variare da un territorio all’altro.
A frenare l’impiego regolare dell’esame sono soprattutto ostacoli organizzativi, operativi e culturali. La sua integrazione nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali resta insufficiente e questo riduce la possibilità di riconoscere una condizione di rischio quando ancora non provoca sintomi evidenti. Pinto ha sintetizzato così il problema: «Non si rileva un problema di indisponibilità tecnologica del test, quanto piuttosto un problema di riconoscibilità, standardizzazione e integrazione organizzativa».
Il legame stretto tra cuore e reni
La necessità di intervenire presto dipende anche dalla relazione tra i due organi. Un’alterazione della funzione renale può aumentare il rischio cardiovascolare, mentre una patologia del cuore può avere conseguenze sui reni. Per questo, secondo Leonardo De Luca, direttore della Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, la valutazione non dovrebbe procedere separando sistematicamente l’area cardiologica da quella nefrologica.
Le linee guida raccomandano ai cardiologi di controllare sia il filtrato glomerulare stimato, indicato con la sigla eGFR, sia l’albuminuria attraverso l’uACR. L’obiettivo è riconoscere i pazienti esposti a un rischio maggiore e intervenire prima che il danno progredisca o si manifestino eventi cardiovascolari.
Cosa rivela l’albumina nelle urine
Per Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, la presenza di albumina nelle urine segnala una difficoltà del filtro renale. «L’uACR esprime il danno d’organo, è il primo segnale che il filtro renale, cioè il glomerulo, non riesce a trattenere l’albumina», ha spiegato.
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Le indicazioni KDIGO prevedono da anni l’impiego del test insieme all’eGFR. La combinazione dei due parametri consente infatti di definire con maggiore accuratezza sia la compromissione renale sia la probabilità di sviluppare problemi cardiovascolari. Intercettare il disturbo prima dei sintomi può inoltre orientare meglio la scelta e la gestione dei farmaci.
Prevenzione e sostenibilità del sistema
Le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti in Europa e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una patologia cardiovascolare, mentre circa l’80% di queste condizioni potrebbe essere evitato attraverso stili di vita corretti e diagnosi tempestive.
In Italia il costo annuale delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro; nell’Unione europea oltrepassa i 280 miliardi. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha sottolineato che anticipare l’identificazione del rischio produce benefici sia per i cittadini sia per il Servizio sanitario nazionale: «Prevenzione e diagnosi precoce sono una di quelle situazioni in cui davvero vincono tutti».
L’appello per percorsi uniformi
L’iniziativa si è svolta dal 28 settembre al 4 ottobre nell’ambito del Safe Hearts Plan della Commissione europea. Boehringer Ingelheim ha aderito all’appello del Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi con l’incontro intitolato “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, durante il quale sono stati illustrati i risultati dello studio sull’uACR nella pratica clinica.
I parlamentari intervenuti hanno indicato nella prevenzione uno strumento per ridurre le disuguaglianze territoriali e rendere più rapida la presa in carico. Antonio Girelli ha annunciato la presentazione di una mozione, mentre Ilenia Malavasi, Guido Quintino Liris e Ignazio Zullo hanno richiamato la necessità di integrare gli strumenti diagnostici raccomandati nei percorsi sanitari e di garantire maggiore uniformità sul territorio nazionale.
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