Cuore e reni, il test che anticipa il rischio: cosa manca ancora
L’uACR può individuare precocemente il danno renale e il rischio cardiovascolare, ma in Italia il suo impiego resta disomogeneo tra strutture e territori.
Conoscere in anticipo una sofferenza renale può cambiare la gestione del paziente, anche quando non sono ancora comparsi sintomi. «Sapere di avere una condizione di sofferenza renale fa la differenza», ha spiegato Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene, ricordando che la funzionalità dei reni incide sulla scelta di molti medicinali, dagli antidolorifici agli antitumorali.
Il test c’è, ma manca uniformità
Il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine, indicato con la sigla uACR, è già disponibile nella pratica clinica. Tuttavia, secondo l’analisi realizzata da Iqvia, il suo utilizzo non è ancora inserito in modo sistematico nei percorsi assistenziali italiani. Il limite principale non sarebbe quindi tecnologico, ma organizzativo: prescrizione, esecuzione e interpretazione del test non seguono ovunque gli stessi criteri.
A frenare l’impiego regolare dell’esame contribuiscono ostacoli operativi, culturali e legati all’organizzazione dei servizi. La scarsa integrazione dell’uACR nei percorsi diagnostico-terapeutici può far perdere l’occasione di riconoscere una condizione di rischio ancora silenziosa, con differenze rilevanti tra le diverse aree del Paese.
Un segnale prima dei sintomi
L’albumina nelle urine è considerata un indicatore iniziale di un possibile danno al glomerulo, il filtro del rene. Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore della Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, ha ricordato che le linee guida KDIGO raccomandano da almeno una decina d’anni l’uACR insieme alla stima del filtrato glomerulare, o eGFR, per definire con maggiore precisione sia la compromissione renale sia il rischio cardiovascolare.
Anche la cardiologia è chiamata a considerare entrambi gli aspetti. Leonardo De Luca, direttore della Struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, ha osservato: «Cuore e rene non possono essere gestiti separatamente». Secondo il medico, associare eGFR e uACR permette di individuare le persone esposte a un peggioramento e di intervenire tempestivamente per contenere la progressione della malattia renale e la probabilità di eventi cardiovascolari.
Prevenzione utile anche al sistema
Le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti in Europa e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una patologia di questo tipo, mentre circa l’80% dei casi potrebbe essere prevenuto attraverso diagnosi tempestive e stili di vita corretti.
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In Italia il costo annuale delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro; nell’insieme dell’Europa oltrepassa i 280 miliardi. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha sottolineato che individuare prima i fattori di rischio tutela la salute delle persone e consente anche di impiegare meglio le risorse del sistema sanitario.
La richiesta di percorsi comuni
Antonio Girelli, componente della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati, ha annunciato la presentazione di una mozione sulla prevenzione cardio-renale. A suo giudizio, strumenti semplici e validati possono aiutare a intercettare prima i bisogni di salute, ridurre le disparità territoriali e rendere più rapidi i percorsi di cura.
Ilenia Malavasi ha sostenuto la necessità di rendere più omogenee le strategie preventive e di facilitare l’accesso agli esami indicati dalla comunità scientifica. Guido Quintino Liris ha invece richiamato l’esigenza di coniugare innovazione, appropriatezza e sostenibilità nella gestione delle cronicità, mentre Ignazio Zullo ha chiesto una maggiore integrazione dell’uACR nei percorsi clinici nazionali.
L’argomento è stato affrontato durante l’iniziativa dedicata al valore della diagnosi precoce del rischio cardiovascolare e renale, organizzata nel quadro della prima settimana europea dello screening, prevista dal 28 settembre al 4 ottobre dalla Commissione europea nell’ambito del Safe Hearts Plan. L’appuntamento ha presentato anche i risultati dello studio sull’impiego dell’uACR nella pratica clinica e si è collegato all’appello del Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi rivolto a istituzioni, professionisti e cittadini.
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