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Attualità 4 min di lettura55 min fa

Cuore e reni, il test dimenticato che può anticipare la diagnosi

L’uACR permette di individuare segnali precoci di danno renale e rischio cardiovascolare, ma in Italia il suo impiego resta ancora disomogeneo.

Un danno renale può essere già presente anche quando non compaiono sintomi, con conseguenze immediate sulla scelta e sul dosaggio di numerosi medicinali. La gestione cambia persino per farmaci di uso comune, come antipiretici e antidolorifici, oltre che per antiaggreganti e trattamenti oncologici. Secondo Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets e primario emerito di Nefrologia e dialisi dell’Asl Roma 3, negli ultimi anni sono inoltre aumentate le possibilità terapeutiche contro l’insufficienza renale, un tempo affrontata soprattutto con dieta e farmaci per la pressione.


Il segnale renale che anticipa i sintomi

Il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine, indicato con la sigla uACR, può evidenziare una sofferenza del rene prima che la malattia diventi manifesta. Il test misura infatti la presenza di albumina, una proteina che normalmente non dovrebbe essere eliminata con le urine, e può indicare una compromissione del filtro renale.

Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa complessa di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, ricorda che le linee guida internazionali KDIGO ne raccomandano l’utilizzo da circa dieci anni. L’esame dovrebbe essere affiancato alla stima del filtrato glomerulare, o eGFR, così da definire con maggiore precisione sia l’entità del danno renale sia il pericolo cardiovascolare.


Cuore e reni vanno valutati insieme

La relazione tra i due organi è uno dei punti centrali emersi durante l’incontro dedicato alla diagnosi precoce. Leonardo De Luca, direttore della Struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets, ha richiamato la necessità di superare una gestione separata delle patologie cardiache e renali.

“Cuore e rene non possono essere gestiti separatamente”, ha affermato De Luca, spiegando che ai cardiologi viene raccomandato di controllare sia l’eGFR sia l’albuminuria mediante uACR. L’obiettivo non è soltanto riconoscere una malattia renale già sviluppata, ma individuare le persone esposte al rischio e intervenire in anticipo per limitare la progressione del danno e la possibilità di eventi cardiovascolari.


Un test disponibile ma poco uniforme

L’indagine presentata durante l’evento ha descritto l’uACR come uno strumento semplice, riconosciuto dalla pratica clinica e già accessibile. Il problema principale, secondo Luca Pinto di Iqvia, non riguarda quindi la tecnologia, bensì il modo in cui l’esame viene prescritto, organizzato e inserito nei percorsi di cura.

L’utilizzo sistematico è ostacolato da difficoltà operative, organizzative e culturali. Il test risulta ancora poco integrato nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e questa disomogeneità territoriale può ritardare l’individuazione di condizioni inizialmente silenziose, con differenze nell’accesso alla prevenzione e nella presa in carico dei pazienti.

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Prevenzione, costi e salute pubblica

Il tema è stato affrontato nell’ambito della prima Settimana europea dello screening, promossa dal 28 settembre al 4 ottobre dalla Commissione europea attraverso il Piano Cuori sicuri. Boehringer Ingelheim ha organizzato l’incontro “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, nel quale sono stati illustrati i risultati dello studio sull’impiego dell’uACR nella pratica clinica ordinaria.

In Europa le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Una patologia cardiovascolare riguarda un adulto europeo su sette, mentre circa l’80% di questi disturbi potrebbe essere evitato grazie a diagnosi tempestive e stili di vita corretti.


L’appello delle istituzioni

Durante l’iniziativa, Antonio Girelli, componente della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati, ha annunciato la presentazione di una mozione. Il parlamentare ha indicato nella prevenzione un investimento essenziale per la salute dei cittadini e per la tenuta del Servizio sanitario nazionale, sottolineando che strumenti validati e semplici possono ridurre le differenze tra territori e rendere più rapidi i percorsi assistenziali.

Ilenia Malavasi ha sollecitato politiche capaci di rendere più omogenea la prevenzione e di facilitare l’accesso agli esami raccomandati. Guido Quintino Liris ha invece posto l’accento sulla necessità di unire innovazione, appropriatezza e sostenibilità nella gestione delle malattie croniche, mentre Ignazio Zullo ha chiesto una maggiore integrazione dell’uACR nei percorsi clinici nazionali.


Un impatto anche economico

Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha collegato la diagnosi anticipata non soltanto alla possibilità di curare prima i pazienti, ma anche alla sostenibilità della sanità. In Italia le malattie cardiovascolari comportano costi superiori a 40 miliardi di euro ogni anno; in Europa la spesa oltrepassa i 280 miliardi.

“Prevenzione e diagnosi precoce sono una di quelle situazioni in cui davvero vincono tutti”, ha dichiarato Pipic durante l’incontro, evidenziando il beneficio per le persone e il migliore impiego delle risorse pubbliche. L’iniziativa, sostenuta da un documento elaborato da un gruppo di soggetti del settore coordinato da Iqvia, punta ora a favorire un impiego più regolare dell’uACR nella pratica assistenziale italiana.

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