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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Cuore e reni, il test che anticipa il rischio: cosa cambia

Durante la prima settimana europea dedicata alla diagnosi precoce è stato acceso un faro sull’uACR, esame semplice ma ancora usato in modo disomogeneo nel sistema sanitario italiano.

Un controllo delle urine può aiutare a individuare molto presto un rischio che coinvolge insieme cuore e reni. È questo il punto centrale emerso durante l’iniziativa dedicata allo studio sull’uACR, il rapporto tra albumina e creatinina urinaria, organizzata nell’ambito della prima Settimana europea dello screening, in programma dal 28 settembre al 4 ottobre.

L’appuntamento rientra nel Safe Hearts Plan della Commissione europea e punta a richiamare l’attenzione di istituzioni, operatori sanitari e cittadini sul valore della diagnosi tempestiva. In Italia, tuttavia, il test non è ancora inserito in maniera uniforme nei percorsi di assistenza, nonostante sia già disponibile e riconosciuto sul piano clinico.


Il legame stretto tra cuore e reni

Le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti in Europa e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una patologia cardiovascolare, mentre circa l’80% di questi disturbi potrebbe essere evitato attraverso prevenzione, stili di vita corretti e individuazione anticipata del rischio.

Il presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, Nedim Pipic, ha sottolineato che l’iniziativa nasce dalla necessità di intervenire prima che la situazione clinica peggiori. «Cuore e reni sono strettamente collegati: quando uno dei due organi non funziona bene, anche l’altro ne risente», ha affermato durante l’evento, ricordando anche il peso economico delle malattie cardiovascolari: oltre 40 miliardi di euro l’anno in Italia e più di 280 miliardi nel complesso dell’Europa.


Un esame semplice, ma poco integrato

Dallo studio presentato emerge che l’uACR è un esame tecnicamente semplice, già utilizzabile nella pratica e sostenuto dalle indicazioni scientifiche. Il problema principale non riguarda quindi la disponibilità dello strumento, bensì il suo inserimento non omogeneo nei percorsi assistenziali: prescrizione, esecuzione e interpretazione variano ancora da territorio a territorio.

Tra gli ostacoli vengono indicati fattori organizzativi, operativi e culturali. La scarsa presenza del test nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali può impedire di riconoscere una condizione iniziale spesso priva di sintomi. Luca Pinto, responsabile di Iqvia per le soluzioni di coinvolgimento in Italia e Grecia, ha spiegato che servono maggiore standardizzazione e una più chiara integrazione nell’organizzazione sanitaria.

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La prevenzione entra nell’agenda politica

Secondo Antonio Girelli, componente della Commissione XII della Camera, individuare in anticipo il rischio cardio-renale permette di ridurre le disuguaglianze territoriali e di rendere più rapidi i percorsi di cura. Il deputato ha annunciato la presentazione di una mozione sul tema. Anche Ilenia Malavasi ha richiamato la necessità di rendere la prevenzione più uniforme e di facilitare l’accesso agli strumenti raccomandati dalla comunità scientifica.

Guido Quintino Liris e Ignazio Zullo hanno posto l’accento, rispettivamente, sulla programmazione della sanità e sull’integrazione dell’uACR nei percorsi clinici. L’obiettivo indicato è migliorare la valutazione del rischio, sostenere la presa in carico delle persone vulnerabili e utilizzare in modo più efficace le risorse del Servizio sanitario nazionale.


Cosa rivela l’albumina nelle urine

Per i cardiologi, l’uACR dovrebbe affiancare la valutazione del filtrato glomerulare stimato, indicato con la sigla eGFR. Leonardo De Luca ha spiegato che le raccomandazioni scientifiche chiedono di considerare insieme funzione renale e albuminuria, così da riconoscere più rapidamente i pazienti esposti alla progressione della malattia renale e alle complicanze cardiovascolari.

La presenza di albumina nelle urine segnala infatti che il glomerulo, il filtro del rene, potrebbe non trattenere correttamente questa proteina. Giuseppe Grandaliano ha ricordato che le linee guida KDIGO raccomandano da anni l’impiego dell’uACR insieme all’eGFR, mentre Massimo Morosetti ha evidenziato l’importanza di conoscere un eventuale danno renale anche prima della comparsa dei sintomi, perché questa informazione può influenzare la scelta e la gestione di diversi farmaci.

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