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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Crosetto spiazzato: perché la Difesa perde 8 miliardi

Il governo aumenta il ricorso al debito per energia e sicurezza, ma ridimensiona gli stanziamenti militari e prepara una legge di Bilancio più prudente.

Il compromesso sui conti pubblici ha lasciato Guido Crosetto fuori dal Consiglio dei ministri e con 8 miliardi in meno rispetto alle ipotesi circolate nei mesi scorsi per la Difesa. Giorgia Meloni ha scelto di distribuire in modo equilibrato le risorse aggiuntive tra energia e sicurezza, mentre il governo si prepara alla legge di Bilancio dell’ultimo anno prima del voto.

Il Documento programmatico di finanza pubblica è stato approvato rapidamente, ma il confronto che lo ha preceduto è stato tutt’altro che semplice. La linea della presidente del Consiglio è stata riassunta da una frase netta: «Non un euro in più». Il via libera parlamentare alla relazione è previsto per il 13 ottobre; il documento successivo dovrà invece tornare in Consiglio dei ministri entro il 20 ottobre.


Difesa, il compromesso con Crosetto

Le risorse aggiuntive valgono complessivamente 29 miliardi distribuiti su due anni. L’incremento equivale allo 0,3% del prodotto interno lordo annuo per l’energia e alla stessa quota per la Difesa. Il limite inizialmente valutato per le spese militari era arrivato a 36 miliardi, ma il quadro finale lo riduce di circa 8 miliardi.

Crosetto non ha partecipato alla riunione del governo. Il suo staff ha motivato l’assenza con impegni di agenda, mentre nel frattempo il ministro avrebbe cercato fino all’ultimo di convincere Meloni e Giancarlo Giorgetti a non modificare l’intesa definita prima dell’estate. Alla fine, gli investimenti previsti per il 2027 sono rimasti invariati, mentre quelli del 2028 sono stati dimezzati.

La presidente del Consiglio avrebbe fatto leva soprattutto sulle conseguenze politiche della scelta: con il prezzo della benzina vicino ai due euro e l’inflazione ancora elevata, un aumento della spesa militare superiore a quello destinato all’energia sarebbe stato difficile da spiegare agli elettori. Crosetto ha accettato il ridimensionamento, auspicando però che gli 8 miliardi possano essere recuperati nel 2028 e che la quota dello 0,3% prevista per il 2027 non venga ridotta.


Crescita e debito restano sorvegliati

Le nuove stime indicano una crescita dell’1% nel 2026, contro lo 0,6% ipotizzato in precedenza. Il ritmo dovrebbe poi scendere allo 0,8% nel 2027, salire allo 0,9% nel 2028 e tornare allo 0,8% nel 2029.

Il disavanzo è stimato al 2,9% quest’anno, al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, prima di scendere al 2,3% nel 2029. Giorgetti ha spiegato che, ai fini delle regole europee, dai valori del 2027 e del 2028 verrà sottratto lo 0,6% collegato alle clausole per energia e Difesa. Il dato rilevante per Bruxelles resterebbe quindi sotto il 3%: «I decimali fanno la differenza», ha osservato il ministro dell’Economia.

Il debito pubblico rimarrà oltre il 138% del prodotto interno lordo e dovrebbe iniziare a diminuire soltanto dal 2028. Prima sarà necessario che Eurostat confermi il disavanzo del 2026 al 2,9%, passaggio che consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

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Manovra più piccola e cauta

Giorgetti ha invitato a non considerare già disponibili tutte le risorse. Il costo del debito è aumentato, con lo spread salito fino a 131 punti prima di chiudere a 115, mentre l’adeguamento all’inflazione di pensioni e sussidi rischia di accrescere ulteriormente la spesa sociale.

A settembre l’aumento annuo dei prezzi ha raggiunto il 4,2%, mentre l’inflazione acquisita è al 3,1%. Meloni ha scritto alle istituzioni europee ricordando che gli obiettivi fissati tre anni fa si basavano su un quadro dei prezzi molto diverso; Giorgetti ha escluso, tuttavia, che la lettera rappresenti una richiesta di ulteriore flessibilità.

Per la prossima legge finanziaria si prospetta quindi una dimensione compresa tra 20 e 25 miliardi. Le richieste della maggioranza, dal taglio dell’Irpef per il ceto medio alla flat tax destinata agli under 35, dovranno essere ridotte. Dall’opposizione Antonio Misiani ha definito l’impianto «modesto e senza idee», mentre Angelo Bonelli ha contestato la destinazione di 14 miliardi alle armi in una fase in cui molti italiani rinunciano alle cure.


Elezioni e tensioni nella maggioranza

Sul calendario del voto resta aperto il confronto interno al centrodestra. Antonio Tajani ha riunito i vertici di Forza Italia, con Roberto Occhiuto, e ha sondato la preferenza tra le elezioni a maggio, insieme alle amministrative, e la conclusione naturale della legislatura nel settembre 2027. L’orientamento emerso sarebbe favorevole alla seconda ipotesi.

Dopo l’approvazione della legge elettorale potrebbe aprirsi un tavolo con Meloni sull’eventualità di un voto anticipato, da affrontare eventualmente anche con il Quirinale. La premier continuerebbe però a ritenere preferibile andare alle urne il prima possibile. Nel frattempo Giorgetti ha segnalato il rischio che l’aumento dei rendimenti dei titoli francesi contagi anche quelli italiani: «Si è già mossa la speculazione».

Un altro scontro ha coinvolto Adolfo Urso. Il ministro del Made in Italy ha proposto una norma per tutelare il diritto d’autore italiano nella produzione di robot umanoidi, sostenendo che aziende cinesi riprendano e riproducano le soluzioni nazionali dopo averle osservate.

Meloni avrebbe interrotto Urso prima che terminasse il ragionamento, avvertendolo: «Non ti azzardare nemmeno: se vuoi fare una legge, prima ne parli con me». La premier non esclude interventi contro pratiche concorrenziali di Pechino, ma non intende lasciare al ministro la decisione autonoma su una materia industriale così delicata.

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