Cremazioni, il Giappone rischia il collasso: nove città già in allerta
L’aumento dei decessi atteso entro il 2040 mette sotto pressione impianti, bilanci pubblici e famiglie in attesa.
A Chiba, nei periodi più freddi dell’anno, una famiglia può dover attendere tra sette e dieci giorni prima della cremazione. È uno dei segnali più evidenti della pressione che sta investendo il sistema giapponese, mentre l’invecchiamento della popolazione avvicina il Paese al massimo storico dei decessi.
Secondo un’indagine, almeno 9 delle 20 città designate dal governo potrebbero non disporre di strutture sufficienti intorno al 2040. Anche Tokyo, dove il settore è concentrato nelle mani di pochi operatori privati, teme di trovarsi davanti a un problema analogo e sta valutando interventi urgenti.
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Attese più lunghe e tariffe in aumento
Nella capitale le tariffe per la cremazione sono già cresciute in modo significativo. Il governo metropolitano e le amministrazioni dei 23 comuni di Tokyo stanno quindi esaminando possibili soluzioni, in un contesto in cui l’offerta rischia di non tenere il passo con la domanda.
La situazione non riguarda soltanto le famiglie. A fine anno fiscale 2025 il Giappone contava 1.350 crematori, dei quali 1.316 pubblici, pari a circa il 97% del totale. La maggior parte è amministrata dai singoli comuni o attraverso forme di gestione condivisa, ma molti impianti sono datati e il loro rinnovo pesa sulle finanze locali.
Il picco dei decessi si avvicina
Yokohama e Hiroshima hanno già segnalato il superamento della capacità annua disponibile. Altre cinque città prevedono di raggiungere il limite nel corso degli anni Trenta: Saitama attorno al 2030, Chiba nel 2033, Sakai nel 2035, Sagamihara tra il 2035 e il 2036 e Kawasaki nel 2036.
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Quasi tutte le amministrazioni coinvolte, con la sola eccezione di Okayama, hanno messo in calendario nuove strutture, interventi di rinnovamento o ampliamenti. A dicembre, per la prima volta, l’associazione dei sindaci delle città designate ha chiesto un aiuto economico allo Stato per sostenere questi progetti.
Le previsioni demografiche, intanto, potrebbero essere già state superate. Nel 2023 l’istituto nazionale di ricerca demografica stimava circa 1,65 milioni di morti nel 2040; i dati relativi al 2025 risultano però superiori di circa 70mila unità rispetto a quelle proiezioni.
In Giappone i gestori devono ottenere un’autorizzazione prefettizia o municipale e, secondo una direttiva dell’ex ministero della Salute, operare senza finalità di lucro. La crescita dei decessi pone così una questione che va oltre la disponibilità degli impianti: assicurare un commiato dignitoso alla generazione che ha contribuito alla ricostruzione del Paese nel dopoguerra, mentre il tempo per adeguare il sistema continua a diminuire.
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