Cpr, più ingressi ma meno rimpatri: il bilancio che fa discutere
Un rapporto di ActionAid e Università di Bari analizza dieci anni di espulsioni, costi e trattenimenti nei centri per migranti.
La strategia italiana sui rimpatri forzati mostra un andamento contraddittorio: nel 2025 sono aumentati gli allontanamenti complessivi, ma è calata la quota realizzata dopo il passaggio nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Nello stesso periodo, le strutture hanno registrato il numero più alto di ingressi mai raggiunto.
Il quadro emerge dalla ricerca «Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025», realizzata da ActionAid Italia insieme al dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. Il rapporto, pubblicato il 2 ottobre 2026, è accompagnato dall’aggiornamento della piattaforma di dati aperti «Trattenuti».
Nei Cpr aumentano i trattenimenti
Nel corso del 2025, 6.835 persone sono entrate nei Cpr: un dato senza precedenti. Le strutture operative sono diventate undici, mentre la disponibilità complessiva ha raggiunto 883 posti, con 80 unità in più rispetto al periodo precedente.
L’incremento dei trattenimenti non ha però prodotto un risultato proporzionato sul fronte delle espulsioni. Dei 4.784 rimpatri forzati effettuati nell’anno, soltanto 1.732 sono partiti dai centri. Rispetto al 2022, i rimpatri eseguiti attraverso i Cpr sono diminuiti del 45,1%.
I numeri ridimensionano la strategia
Tra il 2022 e il 2025 il totale dei rimpatri forzati è salito del 22,2%. A trainare la crescita sono state soprattutto le espulsioni realizzate senza un precedente periodo di permanenza nei centri: in tre anni sono passate da 762 a 3.052, quasi quadruplicando.
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Per valutare il funzionamento della politica di rimpatrio, lo studio invita a mettere in relazione gli allontanamenti effettivamente eseguiti con i provvedimenti amministrativi da attuare. Il semplice confronto con gli arrivi via mare dello stesso anno, spiegano i ricercatori, non consente invece di misurare l’efficacia del sistema.
Dati e trasparenza sotto esame
L’indagine è stata costruita utilizzando informazioni richieste ai ministeri e alle prefetture italiane. Gli autori descrivono il reperimento dei dati come avvenuto in un contesto caratterizzato da una trasparenza limitata.
Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni di ActionAid, ha contestato la scelta di puntare ancora sui Cpr: «I dati dello stesso Ministero dell’Interno certificano che questi centri peraltro non garantiscono i rimpatri promessi e non funzionano». Secondo Coresi, nonostante i risultati, continuano gli annunci per nuove strutture e gli investimenti in luoghi dai quali molte persone uscirebbero in condizioni di forte fragilità, talvolta facendo poi ritorno.
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