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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Covid, Totti e la telefonata decisiva: «Berlusconi mi aiutò

Nella sua autobiografia l’ex capitano della Roma ripercorre la malattia del 2020, il timore di morire e l’intervento di Pier Silvio Berlusconi.

Una chiamata arrivata nel momento più difficile avrebbe cambiato il percorso della malattia di Francesco Totti. Durante l’autunno del 2020, quando il Covid lo aveva debilitato e la paura cresceva, Pier Silvio Berlusconi gli propose di trasferirsi a Milano per affidarsi alle cure del professor Alberto Zangrillo.

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La telefonata arrivata nel momento peggiore

Nel suo racconto autobiografico, Totti spiega che il ritorno a casa dopo il rifiuto del ricovero non segnò la fine dei problemi. La febbre non diminuiva e anche la respirazione era diventata faticosa, lasciandolo in condizioni fisiche e psicologiche molto provate.

A quel punto ricevette il contatto di Pier Silvio Berlusconi, legato alla famiglia dell’ex calciatore anche attraverso Silvia Toffanin, amica di lunga data dell’ex moglie di Totti. L’imprenditore gli mise a disposizione un volo privato diretto a Milano, dove avrebbe potuto essere seguito da Zangrillo, primario del San Raffaele e medico della famiglia Berlusconi. I suggerimenti del professore contribuirono poi alla sua ripresa. «Pier Silvio Berlusconi mi ha salvato la vita quando ho preso il Covid», ricorda Totti nel libro.


Il lutto che alimentava la paura

La malattia era arrivata poco dopo una perdita dolorosa. Enzo Totti, padre dell’ex capitano della Roma, era morto il 12 ottobre a 76 anni, dopo aver contratto il Covid. Per Francesco, già provato dal lutto, ammalarsi a sua volta significò confrontarsi continuamente con il timore di condividere lo stesso destino. Nel ricordarlo, lo definisce «il mio numero uno» e osserva con amarezza che era diventato «anche una cifra in più nel conteggio dei morti».

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La preoccupazione raggiunse il punto massimo quando Totti decise di parlare con i figli della possibilità che la situazione precipitasse. Pur cercando di non avvicinarsi a loro per proteggerli dal contagio, sentì il bisogno di prepararli all’eventualità peggiore. Ai figli disse: «Non so se ce la farò».


Il rifiuto dell’ospedale

I medici gli avevano prospettato la permanenza in ospedale, ma quella soluzione gli provocava ulteriore angoscia. Il ricordo del padre e la prospettiva di restare lontano dai figli pesarono sulla scelta di lasciare la struttura.

Totti racconta di aver firmato i documenti necessari per tornare nella propria abitazione, assumendosi la responsabilità della decisione. «Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli», disse allora. Le sue condizioni, tuttavia, continuarono a destare preoccupazione fino all’aiuto ricevuto da Berlusconi e al successivo percorso seguito con Zangrillo.

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