Covid, la Lombardia supera metà dei casi italiani: cosa sappiamo di XFG
Il ritorno di nuove pandemie resta una possibilità concreta, mentre il monitoraggio del Covid registra un nuovo incremento dei casi.
A richiamare l’attenzione sul futuro è stato il generale Francesco Figliuolo, intervenuto davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria.
La Lombardia concentra gran parte dei contagi
Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità, tra il 7 e il 13 settembre in Lombardia sono state accertate 74 nuove infezioni. Nello stesso intervallo, il totale nazionale si è fermato a 128 casi: nella regione è stato quindi rilevato più della metà delle positività registrate in Italia.
L’emergenza sanitaria è terminata da anni, ma la sorveglianza epidemiologica è proseguita. L’aumento osservato rappresenta dunque una fase di ripresa dei contagi nella coda della pandemia, a tre anni dalla conclusione della fase emergenziale.
XFG è l’ultima discendente di JN.1
L’evoluzione del virus ha portato dalla sequenza di Alpha, Delta e Omicron fino a XFG. Questa variante appartiene alla vasta linea evolutiva di JN.1 e deriva dalla ricombinazione tra diverse ramificazioni nate all’interno della stessa famiglia.
Sul piano clinico, i segnali associati a XFG non si discostano da quelli già osservati con le precedenti forme di Omicron. Tra i disturbi indicati figurano febbre, tosse, irritazione alla gola, spossatezza e naso chiuso.
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Figliuolo: servirà maggiore autonomia
Durante l’audizione parlamentare, Figliuolo ha avvertito che «in futuro ci saranno altre pandemie», citando in particolare la resistenza agli antimicrobici e le zoonosi, cioè le infezioni che possono passare dagli animali all’uomo.
Il generale ha sottolineato la necessità, per l’Italia e per l’Europa, di mantenere una capacità autonoma nella produzione di dispositivi sanitari e medicinali. A suo giudizio, la dipendenza da filiere esterne e l’aumento dei costi logistici possono rallentare la risposta alle crisi.
Per questo, ha aggiunto, occorre conciliare la disponibilità delle materie prime con la possibilità di riconvertire rapidamente il sistema industriale quando una nuova emergenza lo renda necessario.
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