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Attualità 4 min di lettura14 ott

Cosa cerca il satellite cinese vicino a Inmarsat: Berlino teme lo spionaggio

Il TJS-20 è arrivato a circa 100 chilometri da un satellite usato anche dalla Bundeswehr, spingendo Inmarsat a suggerire un cambio delle frequenze.

Il punto più delicato non è soltanto la distanza raggiunta dal satellite cinese, ma ciò che potrebbe riuscire a raccogliere da quella posizione. Il TJS-20 si sarebbe portato a circa 100 chilometri da un satellite Inmarsat impiegato anche per le comunicazioni delle forze armate tedesche, alimentando il sospetto di un’operazione di sorveglianza elettronica.

Inmarsat, società britannica controllata dal 2023 dalla statunitense Viasat, avrebbe consigliato ai propri clienti di cambiare le frequenze utilizzate per le comunicazioni. La misura può complicare l’attività di ascolto, ma secondo le valutazioni riportate dai media tedeschi non sarebbe sufficiente a escludere completamente il rischio.

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Il sospetto nato dalla manovra orbitale

L’avvicinamento è stato rilevato da Aldoria, azienda francese specializzata nel controllo dello spazio e nel tracciamento dei satelliti, che collabora anche con l’agenzia spaziale francese e con il Comando spaziale delle forze armate di Parigi. Norbert Pouzin, intervenuto sulle ricostruzioni giornalistiche, ha definito l’operazione fuori dall’ordinario: «Una simile prossimità non è la norma. Si può presumere che tale interesse sia legato all’altro satellite».

Secondo Aldoria, il TJS-20 non avrebbe compiuto in precedenza un avvicinamento analogo nei confronti di satelliti appartenenti a Paesi della Nato. Le manovre, osservate da alcuni mesi, sono state interpretate negli ambienti militari tedeschi come un possibile tentativo di acquisire informazioni sulle comunicazioni riservate della Bundeswehr e di altri utilizzatori della rete.

Il ministero della Difesa tedesco e Viasat non hanno diffuso commenti. Il Comando spaziale della Bundeswehr, tuttavia, segue regolarmente gli spostamenti nello spazio, mentre l’ambasciata cinese a Berlino non ha risposto alle richieste di chiarimento rivolte dalla televisione pubblica tedesca.


Frequenze e dati nel mirino

La flotta Inmarsat comprende più di una dozzina di satelliti, in gran parte geostazionari, cioè collocati sopra l’equatore e capaci di mantenere una posizione apparentemente fissa rispetto alla Terra. I suoi servizi vengono utilizzati da diversi clienti, compresi l’esercito tedesco e l’Ucraina. La Germania dispone infatti di un numero ancora limitato di satelliti propri e si affida anche a operatori privati per sostenere il traffico di dati.

Le comunicazioni più sensibili sono generalmente protette da sistemi di cifratura. Un satellite collocato nelle vicinanze potrebbe comunque analizzare le frequenze attive, gli orari degli scambi e le stazioni terrestri coinvolte, anche senza decodificare il contenuto dei messaggi. In uno scenario di conflitto, queste informazioni potrebbero aiutare a individuare obiettivi da colpire per interrompere i collegamenti satellitari.

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Il ruolo poco chiaro del TJS-20

La sigla TJS indica il programma spaziale cinese Tongxin Jishu Shiyan, ufficialmente destinato alla sperimentazione delle trasmissioni di dati. I servizi d’intelligence occidentali ritengono però che alcuni satelliti della serie possano essere impiegati anche per attività di raccolta informativa e di spionaggio.

All’interno del programma vengono individuate due famiglie. Gli Huoyan, il cui nome richiama l’idea dell’“occhio di fuoco”, sarebbero destinati al controllo delle basi missilistiche e alla segnalazione preventiva di possibili attacchi. I Qianshao, traducibili come “avamposto”, vengono invece associati alla sorveglianza elettronica da orbite più lontane.

Questi ultimi satelliti possono disporsi in una zona conica utile a intercettare i collegamenti tra satelliti e stazioni a terra. Pouzin ha osservato che la Cina non avrebbe soltanto ampliato rapidamente le proprie capacità spaziali, ma le mostrerebbe ormai con maggiore evidenza, esponendo anche i servizi commerciali a possibili minacce.


Berlino guarda a Mosca e al futuro

Le informazioni sulle attività cinesi nello spazio restano limitate. Più documentato è il caso della Russia, alla quale le agenzie di sicurezza occidentali attribuiscono da anni operazioni di sorveglianza attraverso i satelliti per le comunicazioni Luch-1 e Luch-2. Circa un anno fa Boris Pistorius, ministro della Difesa tedesco, aveva dichiarato che due satelliti russi stavano osservando apparati utilizzati dalla Bundeswehr; Mosca ha sempre respinto le accuse.

Nello stesso quadro di tensione vengono collocati anche i recenti arresti di due persone accusate di avere incendiato, per conto della Russia, una stazione Starlink in Polonia. Manuel Hagel, ministro dell’Interno del Baden-Württemberg, ha confermato che a Nürtingen sono state perquisite tre abitazioni.

La Germania sta intanto cercando di rafforzare la propria presenza nello spazio. Friedrich Merz, intervenendo alla fiera aeronautica internazionale di Berlino dello scorso giugno, ha definito lo spazio decisivo sia per la sicurezza sia per l’economia. La Bundeswehr prevede inoltre per il 2027 il lancio di quattro satelliti sperimentali, progettati per osservare eventuali apparati ostili e, in prospettiva, anche per neutralizzarli.

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