Cornell, la protesta esplode: i docenti sfidano Kotlikoff
Studenti e professori contestano la gestione di un caso di stupro di gruppo, mentre il Senato accademico valuta la sfiducia al presidente dell’ateneo
La crisi che da tempo scuote Cornell è arrivata nelle strade del campus: ieri sera migliaia di studenti e professori hanno manifestato contro la gestione, da parte dell’università, di un caso di stupro di gruppo. Nel frattempo, il Senato accademico prepara una possibile mozione di sfiducia nei confronti del presidente Michael Kotlikoff e dei suoi collaboratori più vicini.
La piazza accusa i vertici
La protesta nasce dalla crescente insoddisfazione per il comportamento adottato dall’amministrazione dell’ateneo. I manifestanti hanno contestato soprattutto il modo in cui le istituzioni universitarie hanno affrontato la vicenda e hanno rivolto critiche dirette a Kotlikoff.
Solo sabato il presidente aveva definito quanto accaduto «un momento chiave nella storia dell’università». In quella stessa occasione aveva espresso sostegno all’indagine indipendente affidata dalla governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, alla procuratrice Letitia James. Le sue parole, tuttavia, non sono bastate a fermare la contestazione.
Il voto sulla sfiducia si avvicina
La mobilitazione degli studenti si è intrecciata con l’iniziativa dei docenti. Il Senato accademico di Cornell potrebbe infatti portare al voto una risoluzione nella quale viene messa in discussione la capacità dell’amministrazione centrale di gestire la crisi legata all’accusa di stupro.
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La bozza riguarda Kotlikoff e i membri più stretti della sua squadra. Il testo sostiene che il corpo docente non riponga fiducia nell’amministrazione, trasformando così il malcontento interno in una presa di posizione formale contro la leadership dell’ateneo.
L’episodio risale al 2024
Al centro della vicenda c’è un episodio avvenuto nel 2024. Una studentessa aveva accusato sette compagni appartenenti a una confraternita di averle somministrato droga, di averla fatta ubriacare e di averla violentata per ore.
Secondo le contestazioni che hanno riacceso il dibattito, la giovane non sarebbe stata presa sul serio né dalla polizia del campus né dalla procura della contea. È proprio la risposta delle autorità universitarie e locali a essere diventata il fulcro delle proteste e della possibile sfiducia dei docenti.
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