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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Copilota Flydubai, l’ombra dei post estremisti sul volo finito in Arabia

Le autorità emiratine parlano di un tentativo terroristico mentre emergono dubbi sulla radicalizzazione e sui contenuti pubblicati online dal cittadino omanita.

Due pubblicazioni comparse online dopo l’episodio stanno attirando l’attenzione degli investigatori: una mostrava immagini dalla cabina di pilotaggio, un aereo della compagnia israeliana El Al e figure legate ad Al-Qaeda. L’altra univa i tre luoghi più sacri dell’Islam a una poesia dai toni di sfida.

Il caso riguarda il volo Flydubai partito dagli Emirati Arabi Uniti e diretto a Tel Aviv, costretto mercoledì a cambiare rotta e ad atterrare in Arabia Saudita. Al centro dell’inchiesta c’è il copilota omanita Hamam al-Hammami, accusato di avere aggredito il comandante e tentato di assumere il controllo dell’aereo.


I post riaccendono i sospetti

Il profilo LinkedIn riconducibile ad al-Hammami è stato cancellato dopo la diffusione della notizia. Prima della rimozione, sulla pagina erano apparsi due contenuti pubblicati a poche ore dall’accaduto, anche se non è stato possibile stabilire se fosse stato lui a inserirli o se fossero stati programmati in anticipo.

Nel primo filmato si vedevano riprese effettuate nella cabina di un Boeing 737 Max, lo stesso modello dell’aereo coinvolto, un 737 Max 8. Le immagini mostravano poi un velivolo di El Al; sui dispositivi di bordo comparivano il numero OMA624 e la data 11 ottobre 2023, collegati a un volo normalmente operato tra Dubai e Mascate quando l’uomo lavorava per Oman Air.

La sequenza terminava con le fotografie di Ayman al-Zawahiri, divenuto leader di Al-Qaeda dopo la morte di Osama Bin Laden, e di Humam Khalil Abu-Mulal al-Balawi. Quest’ultimo fu responsabile di un attentato suicida compiuto nel 2009, nel quale morirono nove persone, tra cui sette agenti e collaboratori della CIA statunitense.

Il secondo contenuto raffigurava, attraverso un’immagine creata con l’intelligenza artificiale, La Mecca, Medina e Gerusalemme unite da una scia luminosa. In sottofondo, una poesia recitata esprimeva il rifiuto dell’umiliazione, l’assenza di timore davanti alla morte e la volontà di difendere la propria dignità.

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L’accusa degli Emirati

Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha definito l’episodio un possibile attacco terroristico. «Il copilota ha tentato di compiere un atto di terrorismo», ha affermato nelle dichiarazioni diffuse dall’agenzia emiratina Wam.

Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, l’uomo avrebbe colpito il pilota con l’ascia di emergenza, cercando poi di impadronirsi dei comandi. «Ha aggredito il pilota utilizzando l’ascia di emergenza e ha cercato di prendere il controllo dell’aereo», ha spiegato Al Shamsi, precisando che l’accertamento dei fatti non è ancora concluso.


Il passato professionale sotto esame

Al-Hammami, cittadino omanita nato negli Emirati Arabi Uniti da padre omanita e madre siriana, ha trascorso una parte significativa della sua vita nel Paese. Il suo percorso lavorativo comprende sette anni in Oman Air, da cui si sarebbe dimesso nel febbraio 2025, e una successiva esperienza in Royal Air Maroc, iniziata nel giugno dello stesso anno e terminata nel gennaio 2026.

Le autorità omanite lo avrebbero escluso in precedenza dai voli per timori legati all’adozione di posizioni ideologiche radicali. Non è ancora chiaro se queste preoccupazioni siano state comunicate ad altri Stati o alle compagnie aeree, né quale fosse precisamente la natura della presunta radicalizzazione.

Nonostante il precedente provvedimento, l’uomo sarebbe stato assunto da Flydubai e impiegato su una tratta considerata delicata, quella tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire i passaggi della sua carriera e di chiarire il movente dell’aggressione a bordo.

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