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Attualità 1 min di lettura5 ore fa

Copilota Flydubai, il piano emerso dagli interrogatori accende l’allarme

L’aggressione al comandante e il progetto contro Ben Gurion riaprono il confronto sui controlli degli equipaggi stranieri, mentre le istituzioni si rimpallano le responsabilità.

A poche settimane dal voto del 27 ottobre, in Israele torna al centro del dibattito la sicurezza degli equipaggi stranieri. Il caso Flydubai ha infatti aperto un confronto tra il Ministero dei Trasporti e i servizi di sicurezza, chiamati a chiarire chi dovesse verificare il profilo del copilota coinvolto nella vicenda.


Il caso riemerge dagli interrogatori

L’elemento più delicato riguarda il piano attribuito al copilota: secondo quanto emerso durante gli interrogatori, avrebbe voluto dirigere l’aereo contro l’aeroporto Ben Gurion. Prima di quel progetto sarebbe avvenuto anche un attacco ai danni del comandante, dettaglio che ha aggravato la lettura dell’accaduto.

La ricostruzione ha riportato l’attenzione sulle procedure applicate al personale di volo proveniente dall’estero. Il nodo non riguarda soltanto quanto accaduto a bordo, ma anche l’efficacia dei controlli compiuti prima che il membro dell’equipaggio potesse operare.

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Sicurezza, le responsabilità restano divise

Il Ministero dei Trasporti e gli apparati di sicurezza non stanno offrendo una risposta comune sulle eventuali falle. Le responsabilità vengono rimandate da un’istituzione all’altra, mentre il caso alimenta le richieste di chiarimento sul funzionamento delle verifiche.

La vicenda arriva in una fase politicamente sensibile e rende il tema ancora più esposto. Il confronto sulla protezione di Ben Gurion si intreccia così con la discussione sui controlli degli equipaggi stranieri, senza che dal quadro finora emerso risulti una responsabilità istituzionale già definita.

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