Copilota Flydubai, il caso dei controlli: l’ombra dell’attacco a bordo
Hamam al-Hammami, 29 anni, è accusato di aver aggredito il comandante per impadronirsi dell’aereo: ora gli investigatori ricostruiscono il suo passato e i possibili segnali d’allarme.
Il punto più delicato dell’inchiesta non riguarda soltanto l’aggressione avvenuta nella cabina di pilotaggio, ma anche il percorso che ha portato Hamam al-Hammami, 29 anni, a ricoprire il ruolo di copilota su un volo diretto a Tel Aviv. L’uomo, di nazionalità omanita, sarebbe stato già allontanato dal servizio di volo in Oman per timori legati alle sue posizioni ideologiche. Mercoledì avrebbe poi tentato di assumere il controllo del volo Flydubai Fz1073, costretto a un atterraggio d’emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita.
L’aggressione e il tentativo di dirottamento
Secondo gli elementi raccolti negli Emirati Arabi Uniti, al-Hammami avrebbe impugnato l’ascia di emergenza presente nella cabina e colpito il comandante. Il procuratore generale emiratino Hamad Saif Al Shamsi ha riferito che il copilota stava preparando un “atto terroristico” e che avrebbe cercato di “prendere i comandi dell’aereo”.
Il comandante, ferito gravemente, è riuscito a sbloccare la porta della cabina utilizzando le forze rimastegli. Alcune persone a bordo, insospettite dai rumori provenienti dall’area di pilotaggio, sono quindi entrate, hanno immobilizzato il copilota e contribuito a mantenere l’aereo sotto controllo. Entrambi gli uomini sono stati trasferiti negli Emirati Arabi Uniti, dove vengono svolti gli accertamenti.
Il Boeing 737 Max aveva iniziato una rapida discesa, passando da 34mila a circa 17mila piedi in meno di un minuto, prima di trasmettere il codice previsto in caso di dirottamento. Il velivolo ha quindi modificato la rotta e raggiunto l’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita. Le autorità di quattro Paesi della regione stanno lavorando per chiarire il movente, con il supporto degli Stati Uniti e di altri governi occidentali.
Il passato del copilota riemerge
Al-Hammami sarebbe nato negli Emirati Arabi Uniti da padre omanita e madre siriana. Avrebbe lavorato per Oman Air per sette anni, lasciando la compagnia nel febbraio 2025, e in seguito sarebbe entrato in Royal Air Maroc, dove sarebbe rimasto fino al gennaio 2026. Un funzionario ha riferito che, durante il periodo in Oman, era stato tolto dalle attività di volo e assegnato a un incarico amministrativo per le preoccupazioni suscitate dalle sue presunte idee estremiste.
Il suo nome è comparso anche su un profilo LinkedIn, poi cancellato, che indicava un impiego di otto mesi presso Flydubai. La stessa identità era associata a un percorso di studi a distanza alla Buckinghamshire New University: secondo una fonte dell’ateneo, nel 2023 l’uomo avrebbe conseguito una laurea triennale in gestione del trasporto aereo.
A poche ore dall’incidente sarebbero stati pubblicati due contenuti su LinkedIn e su un account Instagram collegato allo stesso nome. Uno mostrava immagini riprese dalla cabina di un Boeing 737 Max, con riferimenti a velivoli di El Al e Arkia, due compagnie israeliane. Nella parte conclusiva comparivano Ayman al-Zawahiri, figura di vertice di al-Qaeda dopo Osama bin Laden, e Humam Khalil Abu-Mulal al-Balawi, autore dell’attentato suicida del 2009 in cui morirono nove persone, tra cui sette funzionari e collaboratori della Cia.
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Il secondo contenuto raffigurava, attraverso un’immagine generata dall’intelligenza artificiale, i tre luoghi considerati più sacri dall’Islam: La Mecca, Medina e Gerusalemme. A corredo compariva una poesia incentrata sul rifiuto dell’umiliazione, sulla disponibilità ad affrontare la morte e sulla difesa della dignità. Gli account sono stati successivamente eliminati.
I controlli e la rotta verso Israele
Il caso solleva interrogativi sulle verifiche svolte prima dell’assunzione da parte di Flydubai. La compagnia, controllata dal governo di Dubai, ha fatto sapere di non poter aggiungere elementi alle comunicazioni già diffuse, ammettendo che “ci sono molti interrogativi in questa fase”. Resta da chiarire come al-Hammami abbia potuto accedere alla cabina e operare su una tratta internazionale dopo il precedente provvedimento adottato in Oman.
La vicenda coinvolge anche gli accordi che regolano i collegamenti con Israele. Oman e Israele non intrattengono relazioni diplomatiche formali e, secondo la ministra israeliana dei Trasporti Miri Regev, la presenza di un cittadino omanita tra i membri dell’equipaggio potrebbe configurare una violazione degli accordi aerei tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di “radicalizzazione islamista”, senza fornire elementi pubblici a sostegno dell’affermazione.
La rotta Dubai-Tel Aviv è diventata frequente dopo la normalizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele. L’Oman, invece, ha mantenuto una posizione diversa: il Paese svolge da anni un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti e nel 2022 ha votato a favore dell’estensione della legge che vieta i contatti con Israele.
Anche l’atterraggio in Arabia Saudita aggiunge un elemento politico alla ricostruzione. Riad aveva avviato contatti per normalizzare i rapporti con Israele prima del 7 ottobre, ma il processo è stato poi congelato, anche per il rischio di reazioni interne. Nel frattempo, le autorità devono stabilire se i contenuti pubblicati sui social, il precedente professionale e l’azione nella cabina facciano parte di un unico piano oppure rappresentino episodi da valutare separatamente.
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