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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Consumo di suolo, in Italia persi 102 chilometri quadrati

Il rapporto Ispra registra una crescita del 22% e individua oltre 2.100 chilometri quadrati recuperabili

Nel 2025 in Italia sono stati trasformati in superfici artificiali 102,4 chilometri quadrati di territorio. Il ritmo ha raggiunto 3,2 metri quadrati al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati ogni giorno.

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Il bilancio del cemento

L’incremento rispetto al 2024 è stato del 22%. Il ripristino di aree naturali ha riguardato 7,5 chilometri quadrati, una quantità superiore a quella dell’anno precedente ma ancora insufficiente per annullare il consumo netto di suolo, secondo gli autori del rapporto.

La quota di territorio nazionale impermeabilizzata è arrivata al 7,19%, con 21.644 chilometri quadrati occupati da edifici, strade, infrastrutture, piazzali, impianti e altre coperture artificiali. Cemento e asfalto hanno così sottratto altri 102 chilometri quadrati ad aree naturali nell’arco di dodici mesi.


Sicilia in testa per nuove superfici

La Sicilia ha registrato il dato regionale più elevato, con 1.600 ettari consumati nel 2025. Seguono il Lazio, con 1.400 ettari, e Puglia e Lombardia, entrambe a quota 1.000 ettari.

Lombardia, Veneto e Campania mantengono inoltre le percentuali più alte di territorio coperto da edifici e infrastrutture: rispettivamente 12,27%, 11,87% e 10,65% della superficie regionale.


Le aree che si possono recuperare

L’ultima ricerca dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, comprende per la prima volta una mappa nazionale delle zone potenzialmente recuperabili. Il censimento riguarda più di 2.100 chilometri quadrati, dove sarebbe possibile rimuovere pavimentazioni e creare nuovi spazi verdi urbani.

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Il rapporto segnala anche 3.281 chilometri quadrati adatti alla forestazione urbana e 1.116 chilometri quadrati di coperture utilizzabili per impianti fotovoltaici. Le aree pubbliche urbane candidabili al ripristino superano nel complesso 35mila ettari; le estensioni maggiori si trovano in Lazio, Lombardia e Veneto. Tra i comuni, Roma è quello con la superficie più ampia.

La presidente dell’Ispra Maria Alessandra Gallone ha spiegato che i dati ambientali possono servire non soltanto a documentare i problemi, ma anche a individuare interventi concreti.


Opere e nuovi insediamenti

Tra i fattori indicati nel rapporto figurano i progetti finanziati dal Pnrr, gli interventi collegati alle Olimpiadi di Milano-Cortina, l’espansione della logistica e la crescita dei centri dati. Le decisioni ricadono spesso sugli amministratori locali, chiamati a conciliare le nuove opere con la tutela del territorio.

Secondo Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano, il sistema continua a trasferire da un’amministrazione all’altra scelte urbanistiche difficili da sostenere. «È una cambiale di insostenibilità», ha detto, osservando che nessuno sembra disposto a interrompere questa eredità, talvolta usata anche per evitare l’assunzione di responsabilità.

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