Consolato chiuso, Londra reagisce: 27 diplomatici israeliani a rischio
Mentre il Regno Unito valuta l’espulsione di 27 rappresentanti israeliani, lo Shin Bet avverte che Hamas potrebbe preparare un’azione spettacolare prima del voto del 27 ottobre.
Il confronto tra Israele e Regno Unito rischia di trasformarsi in una rappresaglia diplomatica: Londra ha fatto sapere che potrebbe allontanare 27 diplomatici israeliani se Tel Aviv non ritirerà la decisione di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme. Sul piano della sicurezza, intanto, lo Shin Bet segnala la possibilità di nuovi attacchi di Hamas in prossimità delle elezioni del 27 ottobre.
Londra prepara la risposta a Tel Aviv
La minaccia britannica è stata trasmessa alle autorità israeliane dall’ambasciatore Simon Walters. Secondo il messaggio inviato da Londra, la ritorsione scatterebbe qualora Israele non facesse marcia indietro sulla chiusura del consolato del Regno Unito, prevista a partire da giovedì prossimo.
La crisi è nata dopo che Israele ha ordinato la cessazione delle attività della sede diplomatica, in risposta alla decisione di 12 Paesi, compreso il Regno Unito guidato da Andy Burnham, di vietare l’ingresso ai prodotti realizzati nelle colonie dei Territori Occupati. Fonti informate sulla vicenda riferiscono che il governo britannico sarebbe rimasto sorpreso sia dalla misura sia dal preavviso di appena 30 giorni concesso ai suoi rappresentanti per lasciare il Paese.
L’allarme per un’azione di Hamas
L’avvertimento sul fronte interno è arrivato da David Zini, capo dello Shin Bet, durante una riunione riservata del gabinetto di sicurezza israeliano. A pochi giorni dall’anniversario del 7 ottobre, il responsabile dell’intelligence ha indicato Hamas come una forza ancora capace di colpire in modo letale all’interno di Israele.
Secondo la valutazione presentata da Zini, l’organizzazione starebbe studiando un’operazione dal forte impatto mediatico, sfruttando anche la visibilità garantita dalla campagna elettorale. Tra gli scenari presi in esame figurerebbe il rapimento mirato di soldati israeliani, con la possibilità di una collaborazione con gruppi alleati dell’Iran, inclusi gli Houthi dello Yemen.
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Tunnel ridotti ma tensione alta
I rapporti dell’intelligence israeliana sostengono che Hamas disponga ormai di margini più ristretti per preparare un’offensiva di grandi dimensioni. Il 95% dei tunnel individuati tra la cosiddetta Linea Gialla e il confine, riferiscono gli stessi rapporti, sarebbe stato sgomberato.
Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha assicurato che l’esercito opera in una condizione di vigilanza costante per prevenire nuovi incidenti. La situazione resta comunque delicata sia a Gaza sia sul fronte iraniano, mentre nel Paese prosegue il dibattito sull’opportunità di istituire un’inchiesta indipendente sulle responsabilità legate alle falle della sicurezza interna.
Netanyahu insiste sul disarmo
Durante la riunione del gabinetto di sicurezza, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’obiettivo di Israele nella Striscia resta l’eliminazione di Hamas. Il disarmo completo dell’organizzazione viene inoltre indicato come requisito indispensabile per passare alla seconda fase del piano di pace elaborato dal Board of Peace.
Il progetto, al momento, rimane fermo proprio per il veto israeliano. Netanyahu ha sintetizzato la posizione del governo con queste parole: «Li stiamo colpendo duramente e continueremo a colpirli, ma il nostro obiettivo è l’eliminazione».
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