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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Coni-Figc, il voto che può ribaltare tutto: cosa rischiano Malagò e Buonfiglio

La Giunta del Coni dovrà stabilire se il mancato tesseramento di Malagò giustifica il commissariamento della FederCalcio, in una sfida dagli effetti politici e istituzionali.

Il voto potrebbe aprire una lunga stagione di ricorsi e mettere in discussione gli equilibri dello sport italiano. Se la Giunta del Coni scegliesse il commissariamento, Giovanni Malagò e la Figc contesterebbero il provvedimento davanti al Collegio di Garanzia e, in seguito, davanti al Tar e al Consiglio di Stato. Se invece l’intervento fosse respinto, sarebbe il presidente del Coni Luciano Buonfiglio a uscire indebolito, dopo essersi esposto direttamente nella vicenda.


Un verdetto con conseguenze pesanti

L’eventuale commissario potrebbe essere lo stesso Buonfiglio, incaricato di accompagnare la FederCalcio verso nuove elezioni. Non è escluso, però, che una gestione straordinaria diventi anche l’occasione per intervenire più a fondo sull’organizzazione del sistema. Per il calcio italiano, quindi, il passaggio non si limiterebbe alla sostituzione temporanea dei vertici.

La decisione della Giunta rappresenterebbe soltanto il primo snodo. Il provvedimento dovrebbe infatti essere sottoposto al Consiglio nazionale del Coni, formato da più di 70 tra dirigenti e rappresentanti degli atleti. In teoria l’assemblea potrebbe bocciare quanto stabilito dalla Giunta, anche se l’ipotesi ritenuta più probabile è l’allineamento alla scelta dei 16 componenti chiamati a esprimersi per primi.


La sfida va oltre il tesseramento

Dietro la controversia formale si è concentrato uno scontro molto più ampio sulla leadership della FederCalcio. Malagò resta una figura divisiva e attorno alla sua posizione si sono raccolte opposizioni politiche, rapporti deteriorati all’interno del Coni e ambizioni di dirigenti intenzionati a conquistare maggiore spazio.

Tra i suoi avversari vengono indicati anche esponenti di peso del governo, a partire dai ministri Giorgetti e Abodi e dal sottosegretario Barelli. Sul fronte opposto, il mondo del calcio ha difeso almeno pubblicamente l’autonomia della Federazione e ha manifestato contrarietà al commissariamento, dai dirigenti vicini a Gravina alle diverse componenti federali.

Anche UEFA, guidata da Ceferin e legata da rapporti di amicizia con Gravina, potrebbe reagire a quello che considera un’ingerenza. Nel calcio, tuttavia, non manca il malcontento verso la gestione di Malagò, soprattutto tra alcuni proprietari della Serie A. È anche questa insoddisfazione ad aver consentito all’iniziativa contro il presidente di assumere una dimensione così rilevante.


Il nodo è la regolarità della candidatura

La vicenda nasce dal mancato tesseramento di Malagò presso la FederCalcio quando presentò la candidatura alla presidenza. Il caso è emerso dopo il ricorso dell’avvocato Miele, che aveva cercato di candidarsi pur non possedendo i requisiti richiesti.

La Figc ha sostenuto per lungo tempo che l’iscrizione non fosse indispensabile, ma le norme sul punto sono state giudicate chiare anche dalla Procura generale dello Sport. L’irregolarità, dunque, viene considerata esistente; il confronto riguarda soprattutto la conseguenza da applicare e la proporzionalità di un commissariamento rispetto alla violazione contestata.

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Per sostenere la propria posizione, Buonfiglio ha affidato un parere a quattro giuristi, tra i quali Franco Scoca. La FederCalcio ha replicato con una consulenza firmata da altri cinque esperti, tra cui Sabino Cassese e Bernardo Mattarella, orientata verso la tesi opposta. Nessuno dei due gruppi di pareri può essere considerato completamente neutrale: la scelta finale avrà quindi anche una marcata componente politica.


Il voto della Giunta resta incerto

La riunione è fissata per martedì 6 ottobre alle ore 13. La Giunta conta 16 membri e comprende lo stesso Malagò in qualità di componente del Cio, ma il presidente del Coni non parteciperà alla votazione perché direttamente coinvolto nel provvedimento.

Fanno parte dell’organismo i vicepresidenti Diana Bianchedi e Marco Di Paola; i dirigenti Tania Cagnotto, Giovanni Copioli, Francesco Ettorre, Laura Lunetta e Francesco Montini; gli atleti Giampaolo Ricci e Valentina Rodini; la rappresentante dei tecnici Elisabet Spina; Marco Riva per i comitati regionali; Domenico Ignozza per quelli territoriali; Juri Morico per gli enti di promozione e Federica Pellegrini, anch’essa componente del Cio.

Il possibile conflitto d’interessi di alcuni membri può diventare decisivo. Bianchedi ha ricoperto fino a pochi giorni prima l’incarico di capodelegazione della Figc, mentre Spina è tesserata per il Milan, società appartenente al sistema federale. Il Coni ritiene che entrambe debbano astenersi; la Figc sostiene invece che non esista una norma risolutiva. Eventuali esclusioni dal voto potrebbero alimentare nuovi ricorsi.

Con una Giunta al completo, per approvare il commissariamento servirebbero 8 consensi. Malagò può contare con certezza almeno sul sostegno di Di Paola, presidente dell’equitazione, e di Lunetta, esponente della danza: entrambi rischiano a loro volta un commissariamento per le vicende che hanno coinvolto le rispettive Federazioni e hanno ricevuto in passato la difesa di Malagò. Tra i suoi sostenitori viene indicata anche Pellegrini, pur dovendo rispettare gli obblighi legati al ruolo nel Cio.

Resta infine aperto il ricorso presentato da Miele, che ha contestato anche l’assemblea elettiva. La controversia potrebbe arrivare alla giustizia amministrativa indipendentemente dal risultato della Giunta, a meno che nelle ultime ore non maturi un’intesa capace di evitare lo scontro definitivo.

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