Clima, l’appello di 81 organizzazioni cristiane: l’Ue fermi le fossili
Una nuova lettera alla Commissione europea chiede scadenze vincolanti per eliminare carbone, gas e petrolio e cancellare gli incentivi pubblici al settore.
Carbone entro il 2030, gas nel 2035 e petrolio dieci anni più tardi: sono le scadenze indicate da 81 organizzazioni cristiane per chiedere all’Unione europea un’uscita rapida e vincolante dai combustibili fossili. L’appello arriva dopo un’estate segnata da ondate di calore, incendi e migliaia di vittime in diversi Paesi europei, mentre si avvicina la Cop31 prevista a novembre in Turchia.
La lettera è indirizzata ai vertici della Commissione europea, a partire da Ursula von der Leyen. Il documento sollecita anche la fine dei sussidi alle fonti fossili e il blocco delle nuove autorizzazioni per cercare carbone, gas e petrolio. Secondo i promotori, la crisi climatica è direttamente legata all’uso di queste risorse e gli effetti ormai visibili rendono necessario accelerare la transizione.
L’appello dopo un’estate estrema
Nel testo, le organizzazioni descrivono i mesi estivi come una fase di particolare gravità per il continente. Francia, Spagna, Italia, Grecia, Croazia, Germania, Portogallo, Belgio e Paesi Bassi sono stati colpiti da temperature eccezionali e incendi, con decine di migliaia di persone morte e centinaia di migliaia costrette a lasciare le proprie abitazioni.
L’iniziativa è stata coordinata dal Movimento Laudato Si’, impegnato dal 2015, anno della pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco, a sostenere il disinvestimento cattolico dalle aziende legate all’industria fossile. Tra i promotori figurano i rappresentanti della European Laudato Si’ Alliance, compresi Caritas Europa e Pax Christi International.
Le scadenze chieste a Bruxelles
La proposta centrale consiste nell’adottare un calendario obbligatorio per l’abbandono delle fonti fossili. Il carbone dovrebbe essere eliminato entro il 2030, il gas entro il 2035 e il petrolio entro il 2040, insieme alla cancellazione dei sostegni economici pubblici destinati a queste attività.
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Le organizzazioni chiedono inoltre di non concedere ulteriori permessi per l’esplorazione di giacimenti. Alla campagna partecipano anche le realtà cristiane riunite nel percorso “Europa, sii fedele alla nostra Casa Comune”, tra cui la rete ambientale cristiana europea, Christians for Future, AGESCI, ACLI e FAI ACLI.
Il possibile fronte giudiziario
L’appello richiama anche il ruolo crescente delle cause sul clima. A maggio, una risoluzione approvata dall’Onu a larga maggioranza, con il voto favorevole dell’Italia, ha confermato l’importanza del parere consultivo espresso nel luglio 2025 dalla Corte Internazionale di Giustizia sugli obblighi degli Stati nella lotta al riscaldamento globale.
Secondo quel pronunciamento, uno Stato può incorrere in una violazione del diritto internazionale se non adotta misure adeguate per ridurre le emissioni. Tra i comportamenti potenzialmente contestabili rientrano la produzione e il consumo di combustibili fossili, il rilascio di licenze per nuove ricerche e il finanziamento pubblico del settore.
Per le organizzazioni cristiane, dunque, la mobilitazione continuerà anche se le istituzioni europee non dovessero accogliere subito le richieste. La pressione politica potrebbe essere accompagnata da un numero sempre maggiore di procedimenti giudiziari legati alla responsabilità degli Stati nella crisi climatica.
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