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Attualità 2 min di lettura11 min fa

Clima, i Comuni restano senza risorse: la transizione rallenta

Dall’energia solare all’adattamento agli eventi estremi, le città sperimentano soluzioni ma senza un quadro nazionale stabile.

Le città italiane stanno diventando il principale banco di prova della transizione ecologica, ma procedono a velocità diverse. Da una parte aumentano gli interventi per produrre energia pulita e contenere le emissioni; dall’altra, la prevenzione contro alluvioni, calore intenso e dissesto idrogeologico resta frenata dalla mancanza di finanziamenti e di regole organiche.

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L’adattamento resta senza copertura

L’estate segnata da un caldo prolungato ha riportato al centro del dibattito la necessità di preparare i territori agli effetti del cambiamento climatico. I capoluoghi di provincia, nei quali risiede quasi un terzo della popolazione italiana, dovrebbero guidare questo processo, ma le iniziative continuano a essere frammentarie e difficili da trasformare in politiche strutturali.

Un esempio è rappresentato dalla strategia adottata da Roma Capitale lo scorso anno. Per i Comuni, tuttavia, programmi di questo tipo rischiano di rimanere sulla carta senza un sostegno economico da parte dello Stato e degli altri livelli istituzionali. Dopo l’alluvione che ha colpito Ischia, il Governo ha approvato alla fine del 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che comprende 361 azioni, ma le ultime tre leggi di bilancio non hanno previsto fondi per realizzare nemmeno quelle considerate prioritarie.


Il solare arriva nei luoghi tutelati

Sul fronte della riduzione delle emissioni il quadro appare più dinamico, nonostante autorizzazioni complesse e vincoli burocratici. In diversi centri storici, anche di grande valore culturale, gli impianti fotovoltaici hanno iniziato a trovare spazio grazie alla collaborazione tra amministrazioni e autorità di tutela.

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A Ragusa Ibla l’installazione sui tetti è stata resa possibile da un regolamento comunale elaborato insieme alla Soprintendenza. Pannelli solari sono comparsi anche sul Museo di Capodimonte a Napoli e sul Teatro Dante Alighieri, nel cuore storico di Ravenna, con il via libera degli uffici territoriali del ministero della Cultura. A Pompei, invece, il tetto della Villa dei Misteri ospita tegole fotovoltaiche. Esperienze simili mostrano che anche i contesti più delicati possono essere coinvolti nella trasformazione energetica.


Suolo e rischio, il ritardo cresce

Più lenta è la costruzione di città capaci di assorbire le piogge intense e limitare i danni degli eventi meteorologici estremi. La riduzione del rischio idrogeologico e la cosiddetta città spugna, pensata per trattenere l’acqua e alleggerire la pressione sulle reti urbane, non hanno ancora prodotto risultati all’altezza della frequenza e della forza dei fenomeni.

La legislatura si avvia inoltre alla conclusione senza una legge nazionale contro il consumo di suolo. Nel frattempo è stato vietato il fotovoltaico a terra, che occupa il terreno senza consumarlo nello stesso senso delle nuove edificazioni, mentre continuano a essere autorizzati poli logistici, centri di elaborazione dati, infrastrutture, impianti industriali e quartieri residenziali su aree agricole. Anche la normativa sulla rigenerazione urbana, attesa da tempo, non è ancora arrivata.

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