Cinzia Sciuto: il diritto contro la legge del più forte
Il libro di Feltrinelli analizza guerre e crisi dell’ordine internazionale, proponendo il diritto come argine alla forza militare
Cinzia Sciuto affronta nel libro “Diritto o barbarie. Contro la legge del più forte” l’arretramento del diritto internazionale davanti alla logica della potenza. Il volume è pubblicato da Feltrinelli.
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Un diritto sotto attacco
L’autrice, direttrice di MicroMega, sostiene che parlare di una crisi del diritto internazionale rischi di attribuire alle regole un fallimento che appartiene invece a chi ha smesso di difenderle. La sua tesi è riassunta da una frase: “Quando il diritto cede alla forza non comincia il realismo: comincia la barbarie”.
Sciuto ricostruisce gli ultimi decenni mettendo in relazione gli attentati dell’11 settembre, le guerre in Afghanistan e Iraq, l’invasione russa dell’Ucraina, gli attacchi del 7 ottobre, la distruzione di Gaza e l’ascesa di Donald Trump. Secondo l’analisi proposta, ogni conflitto ha contribuito a indebolire ulteriormente l’ordine internazionale.
Le guerre e le eccezioni
Una parte del libro esamina la risposta militare al terrorismo e l’idea della guerra preventiva. Il giurista Luigi Ferrajoli, richiamato nel testo, osserva che “a un atto di terrorismo non si risponde con una guerra tra Stati”. La conseguenza delle campagne militari, si rileva, può risultare più grave dell’evento che le ha provocate.
Il volume dedica ampio spazio anche alla guerra in Ucraina, alla situazione di Gaza e alla politica di Trump. Per Sciuto, il presidente statunitense contesta il principio secondo cui anche il sovrano deve sottostare alla legge. La pretesa di ottenere un’eccezione alla norma, però, finisce per renderla più fragile per tutti.
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La pace attraverso le regole
Il libro mette così a confronto due idee opposte. Da un lato c’è la concezione secondo cui i rapporti tra gli Stati sarebbero regolati soltanto dalla forza e dalla guerra; dall’altro, la prospettiva di una comunità internazionale capace di affidarsi a norme condivise.
Sciuto richiama il progetto kantiano di una federazione dei popoli e la successiva elaborazione di Hans Kelsen, che trasformò quell’intuizione in un programma giuridico fondato sulla pace attraverso il diritto. Il problema, quindi, non sarebbe abbandonare il diritto internazionale perché non ha mantenuto tutte le sue promesse, ma renderlo più solido e vincolante.
Un argine alla forza militare
La conclusione dell’autrice è che la debolezza delle istituzioni internazionali non dimostri la loro inutilità. Al contrario, mostra la necessità di rafforzare le regole affinché il potere non possa sottrarsi ai limiti giuridici.
Attraverso riferimenti storici e argomentazioni teoriche, “Diritto o barbarie” legge guerre e crisi contemporanee mettendo al centro la responsabilità degli Stati. La proposta è affidare la soluzione dei conflitti al diritto, invece di accettare la superiorità militare come unico criterio nei rapporti internazionali.
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