Cinque fedelissimi di Bolsonaro hanno lasciato il Brasile
Dagli Stati Uniti all’Italia, tra fughe e arresti, il gruppo comprende anche i figli dell’ex presidente
Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile e ha raggiunto gli Stati Uniti, diventando il quinto esponente di rilievo del bolsonarismo ad aver trovato rifugio all’estero dal 2023. Il fratello Eduardo si trova già negli Stati Uniti, mentre altri sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro hanno scelto Spagna e Italia.
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Flávio raggiunge Eduardo
Flávio, ex candidato alla presidenza e avversario di Luiz Inácio Lula da Silva, è arrivato a Miami con un aereo privato. Per uscire dal Brasile ha utilizzato il passaporto italiano, passando prima dall’Argentina.
Il figlio di Jair Bolsonaro è coinvolto nell’indagine sul Banco Master, nella quale risulta accusato di corruzione e riciclaggio di denaro. La sua partenza segue quella del fratello Eduardo, che nel marzo 2025 ha lasciato il mandato da deputato federale e si è trasferito negli Stati Uniti, sostenendo di essere vittima di “una persecuzione politica”.
Nel luglio dello stesso anno Eduardo era stato iscritto nel registro degli indagati dalla Corte Suprema. Secondo l’accusa, avrebbe cercato l’intervento di esponenti delle autorità statunitensi per ottenere sanzioni economiche contro i giudici brasiliani impegnati nel processo all’ex presidente, poi condannato a 27 anni per il tentato colpo di Stato.
A maggio 2026 Eduardo è stato condannato a 4 anni e 2 mesi. Nonostante la sentenza definitiva, ha ottenuto il permesso di soggiorno permanente negli Stati Uniti, dove nei giorni scorsi è arrivato anche Flávio.
Le fughe verso gli Stati Uniti
Tra coloro che hanno lasciato il Brasile c’è Alexandre Ramagem, già direttore dei servizi segreti durante il governo Bolsonaro. Pochi giorni prima della condanna a 16 anni per il coinvolgimento nel tentativo di golpe del 2022, ha attraversato il confine con la Guyana e ha preso un volo per Miami.
Ramagem è entrato negli Stati Uniti con il passaporto diplomatico e vive tuttora nella zona di Orlando. La sua fuga è avvenuta prima dell’esecuzione della pena inflitta dalla giustizia brasiliana.
Negli Stati Uniti si trova dunque il maggior numero di esponenti del gruppo, ma l’Italia è diventata un altro punto di approdo per una figura vicina all’ex presidente. Si tratta di Carla Zambelli, già deputata e condannata dalla Corte Suprema a 10 anni per gli attacchi informatici contro i server del Consiglio Nazionale di Giustizia.
Zambelli in Italia, Eustaquio in Spagna
Zambelli aveva raggiunto Roma nel maggio 2025 usando il passaporto italiano. La polizia l’ha arrestata il 29 luglio dello stesso anno e la politica è rimasta detenuta nella sezione femminile del carcere di Rebibbia fino a maggio 2026.
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La Cassazione ha poi annullato la richiesta di estradizione, rilevando dubbi sulla parzialità del procedimento celebrato in Brasile. Su Zambelli resta però una seconda domanda di consegna, legata a un’altra condanna divenuta definitiva: la Corte d’appello di Roma dovrà esaminarla il 24 novembre.
Durante il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro, Zambelli era stata fotografata al consolato brasiliano di Milano mentre attendeva di votare insieme ad altri sostenitori dell’ex presidente.
In Spagna vive invece dal 2023 Oswaldo Eustaquio, blogger vicino al bolsonarismo. È indagato per il tentato golpe e per la partecipazione alle proteste organizzate davanti alle caserme dell’esercito.
Nel dicembre 2025 la giustizia spagnola ha respinto la richiesta di estradizione presentata dal Brasile. I giudici hanno rilevato che l’ordinamento spagnolo non contempla un reato equivalente a quello contestato dalla Procura generale brasiliana, requisito necessario per procedere alla consegna.
Il piano fallito di Vasques
Non è riuscito a stabilirsi all’estero Silvinei Vasques, ex direttore generale della Polizia stradale federale. Condannato a 24 anni per il tentato golpe del 2022, era accusato di aver organizzato posti di blocco sulle autostrade per rallentare l’arrivo ai seggi degli elettori nelle aree favorevoli a Lula.
Secondo la Polizia federale, Vasques si è liberato del braccialetto elettronico e ha raggiunto in automobile il Paraguay. Da Asunción avrebbe dovuto prendere un volo diretto in El Salvador utilizzando un passaporto falso, ma il piano è fallito.
L’ex dirigente è stato arrestato all’aeroporto di Asunción il 26 dicembre 2025.
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