Cina, il libro che descrive la colonizzazione inversa
Il saggio di Sofia Cecinini analizza porti, terre rare, tecnologia e influenza politica oltre i confini cinesi
La Cina sta costruendo un sistema alternativo a quello liberale guidato dall’Occidente. È la tesi di China Town, il saggio di Sofia Cecinini pubblicato da Compagnia editoriale Aliberti.
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L’espansione oltre i confini
Secondo l’autrice, Pechino non si limita più a inserirsi in un ordine internazionale già definito. La crescita industriale, il controllo delle materie prime e la capacità di esportare beni e modelli politici le avrebbero consentito di promuovere una struttura parallela, meno legata ai valori democratici occidentali.
La trasformazione riguarda Africa, America Latina e Medio Oriente, ma coinvolge sempre più direttamente anche Europa e Stati Uniti. Cecinini descrive così il passaggio da una potenza che cercava spazio a un attore in grado di mettere in discussione le regole applicate su scala globale.
Il libro collega questa evoluzione alla nascita di un mondo multipolare rafforzato dai Brics, il gruppo formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’autrice sostiene inoltre che le esportazioni cinesi a basso costo abbiano aiutato molte famiglie europee e statunitensi a mantenere il proprio potere d’acquisto, nonostante la debole crescita dei salari medi negli ultimi trent’anni.
Porti e materie prime
Un capitolo riguarda la cosiddetta diplomazia dei porti. Cosco Shipping Corporation ha acquisito il porto del Pireo, ad Atene, durante la privatizzazione dei beni pubblici greci. Il saggio indica inoltre in 48 gli scali europei sottoposti a controllo diretto cinese, mentre in altri casi la presenza di Pechino passa da quote di maggioranza o partecipazioni rilevanti.
La rete comprende aree che vanno dalle Canarie alla Turchia e arriva fino a Londra. In Italia, la società possiede quasi metà del porto di Vado Ligure. Il controllo delle infrastrutture marittime permette di incidere sul movimento delle merci e sui collegamenti commerciali internazionali.
La strategia, però, non si fermerebbe alla gestione fisica degli scali. Cecinini osserva che l’interesse cinese si sta spostando verso semiconduttori, intelligenza artificiale e sistemi per le batterie. Le competenze tecnologiche, scrive l’autrice, stanno diventando più importanti dell’acquisizione di un singolo molo.
Un’altra leva è rappresentata dalle terre rare, indispensabili per numerose tecnologie legate alla transizione energetica. Mentre l’Europa punta sulla produzione verde, l’estrazione e la trasformazione delle materie prime restano in larga parte affidate alla Cina, che occupa una posizione prossima al monopolio in questo settore.
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I territori contesi
Nel Mar Cinese Meridionale Pechino combina presenza civile, controllo militare e attività commerciali. Tra gli strumenti impiegati figurano pescherecci dotati di funzioni militari, utilizzati per ostacolare le imbarcazioni di Paesi rivali come Filippine e Vietnam.
Il governo cinese avrebbe inoltre ampliato alcune isole riversando materiali lungo i margini delle terre emerse. In altri casi sarebbero state create nuove porzioni di territorio. Il Mar Cinese Meridionale è indicato nel saggio insieme a Taiwan e all’Artico come uno dei principali spazi dell’espansione cinese.
Questa politica, secondo Cecinini, procede spesso senza gesti clamorosi e attraverso un accumulo graduale di posizioni. La pressione economica, territoriale e diplomatica si somma così alla presenza militare senza assumere necessariamente la forma di una guerra di conquista.
La dottrina militare
L’ultimo asse analizzato da China Town è quello della crescita delle forze armate. La Cina, ricorda l’autrice, tende a presentare la propria politica come diversa dal colonialismo europeo fondato sulle guerre di espansione territoriale.
Pechino richiama invece il principio della “difesa attiva”, definito nel libro come la disponibilità a usare la forza per proteggere la propria sovranità. La formula si applica alle aree considerate strategiche dal governo cinese e completa il quadro formato da investimenti, infrastrutture e controllo delle risorse.
Per Cecinini, l’insieme di questi strumenti alimenta il progetto più ampio di un ordine alternativo a quello occidentale. Il capitale economico e geopolitico accumulato dalla Cina, sostiene l’autrice, è diventato la base per estendere la sua influenza anche nei Paesi che per decenni hanno dettato le regole della globalizzazione.
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