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Attualità 1 min di lettura54 min fa

Cile, stop agli sconti di pena: nel caso anche 56 condannati

Il governo cileno blocca le procedure e prepara nuove regole dopo le agevolazioni concesse per abusi sessuali e stupri ai danni di minori

La decisione arriva dopo le forti contestazioni suscitate da 56 riduzioni di pena concesse a persone condannate per reati sessuali contro minori. Il ministero della Giustizia cileno ha fermato temporaneamente l'approvazione dei relativi decreti e ha annunciato una revisione urgente della normativa.

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Una lacuna ha riaperto il caso

L'esame delle regole in vigore ha portato a individuare un problema nell'applicazione delle limitazioni introdotte nel 2022. Il nodo riguarda i condannati per fatti commessi prima dell'entrata in vigore di quelle disposizioni, circostanza che avrebbe consentito l'accesso ai benefici.

Nel gruppo figurano 27 persone condannate per abuso sessuale e altre 29 per stupro. La sospensione è stata comunicata dal ministro Fernando Rabat, che ha collegato lo stop alla necessità di intervenire rapidamente anche sul piano legislativo.


Rabat cambia linea dopo le critiche

La vicenda ha provocato la reazione dell'opposizione, ma anche il dissenso di alcuni esponenti della maggioranza. Le polemiche hanno così messo sotto pressione la posizione iniziale del ministro, che aveva difeso le riduzioni facendo riferimento agli orientamenti della Corte suprema.

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Il governo intende ora modificare le condizioni richieste per ottenere gli sconti e precisare i casi in cui il beneficio deve essere negato. Tra gli obiettivi indicati c'è anche l'introduzione di strumenti che permettano alle vittime di essere ascoltate durante il procedimento.


Le nuove regole allo studio

Le modifiche saranno presentate con procedura d'urgenza, secondo quanto annunciato dal ministero. L'intervento dovrebbe quindi chiarire il trattamento riservato ai reati anteriori al 2022 e ridurre gli spazi interpretativi emersi nell'applicazione delle norme.

La sospensione dei decreti resta, per ora, la misura immediata adottata dalle autorità cilene. Il caso dei 56 beneficiari ha infatti riacceso il confronto sui criteri con cui vengono concessi gli sconti di pena alle persone condannate per violenze sessuali contro minori.

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