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Attualità 1 min di lettura37 min fa

Cile, il divieto di rientro sale a 5 anni: cosa cambia

La nuova riforma consente alla polizia di cercare e fermare in casa chi deve essere espulso, ma soltanto con il via libera di un giudice.

Per chi viene espulso dal Cile, il periodo minimo di esclusione dal Paese passa da tre a cinque anni. È una delle modifiche più rilevanti introdotte dalla riforma dell’immigrazione, che rafforza anche gli strumenti per rintracciare le persone soggette a un ordine definitivo di allontanamento.

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Stretta sui rientri e sui dati

La nuova disciplina stabilisce che le autorità possano raccogliere informazioni presso gli enti pubblici per rendere più semplice la comunicazione ufficiale dei provvedimenti di espulsione. L’obiettivo è facilitare l’individuazione dei destinatari e l’esecuzione delle decisioni già diventate definitive.

Queste procedure non possono essere utilizzate nei confronti dei minori. Restano inoltre escluse le scuole e le strutture sanitarie, che non potranno essere coinvolte nei meccanismi di acquisizione delle informazioni previsti dalla legge.


La polizia potrà entrare in casa

Un altro punto centrale riguarda la Polizia investigativa. Gli agenti potranno rivolgersi a un giudice per ottenere l’autorizzazione a entrare in un’abitazione privata, ma esclusivamente per fermare una persona colpita da un ordine di espulsione definitivo ancora valido.

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Il potere non sarà quindi automatico: l’accesso alle case richiederà un provvedimento dell’autorità giudiziaria. La stessa riforma permette inoltre di trattenere gli stranieri destinatari di ordini di allontanamento tuttora efficaci.


Il Congresso chiude l’iter

Il testo ha completato il percorso parlamentare dopo il voto favorevole del Senato, dove ha ricevuto 37 consensi e una sola astensione. In precedenza, la Camera dei deputati aveva approvato la misura con 128 voti a favore e undici contrari.

Con l’ultimo passaggio, il Congresso cileno ha dato forma definitiva a una revisione delle norme sull’immigrazione irregolare. Le nuove disposizioni concentrano l’intervento dello Stato sull’esecuzione degli ordini di espulsione già adottati, introducendo procedure più ampie per rintracciare e fermare i destinatari.

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