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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Christa Pike sopravvive all’iniezione letale, legali chiedono l’ergastolo

A un mese dal tentativo in Tennessee, la detenuta riferisce dolori persistenti e i legali chiedono di cambiare pena.

Christa Pike è sopravvissuta al tentativo di esecuzione del Tennessee, ma la condanna capitale nei suoi confronti è ancora valida.

«Non so perché sono sopravvissuta», ha detto la donna nella dichiarazione diffusa il 30 ottobre dai suoi avvocati. Pike ha raccontato di avere dolore «nella mente e nell’anima» e di stare cercando di comprendere ciò che le è accaduto.

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La richiesta degli avvocati

I difensori puntano a trasformare la pena di morte in ergastolo, escludendo per Pike la possibilità di ottenere la libertà condizionale. La donna, oggi 50enne, è stata condannata per un omicidio del 1995.

Il governatore repubblicano Bill Lee, consultato il 28 ottobre, ha lasciato intendere che la sentenza non sarà modificata, a meno che non intervengano i tribunali. Dopo il tentativo fallito del 30 settembre, Lee aveva comunque congelato le altre esecuzioni programmate in Tennessee per il 2026 e avviato un’inchiesta indipendente.


Il recupero dopo l’iniezione

Pike ha ricevuto due dosi di pentobarbital, ma la procedura non ha prodotto l’esito previsto. È stata quindi trasferita in ospedale, dove è rimasta incosciente per alcuni giorni prima di recuperare gradualmente la parola e la capacità di camminare.

Il 10 ottobre è tornata nel carcere femminile di Nashville. Riceve ancora cure e trascorre molto tempo nell’infermeria, separata dalle altre detenute. «Guarire non significa stare bene», ha precisato, riconoscendo però i miglioramenti raggiunti.

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Il racconto della notte

Il 30 settembre Pike era stata condotta nel penitenziario Riverbend di Nashville, convinta che sarebbe morta. Aveva salutato i suoi cari e si era preparata a quella che riteneva la sua ultima sera.

«Ero pronta a morire», ha ricordato. Non aveva immaginato una vita successiva all’esecuzione e ha attribuito la situazione all’inadeguatezza di chi ha gestito la procedura, definendosi profondamente ferita per quanto accaduto.


Dolori ancora persistenti

La detenuta ha riferito di non avere trascorso nemmeno un istante senza dolore dopo quella notte. Secondo il suo racconto, i disturbi interessano tutto il corpo, comprese braccia, mani e gola, mentre parlare resta difficile.

La permanenza nell’infermeria le richiama alla mente il lungo periodo passato in isolamento, durato 28 anni. Pike ha ringraziato i medici intervenuti e quanti le hanno espresso solidarietà, ma non sa ancora quale sarà il suo destino nei prossimi mesi.

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